Doc. IV-quater, n. 11





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente Diego Novelli, deputato nella XIII legislatura, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma, in seguito a un atto di citazione depositato da Marcello Dell'Utri, senatore della Repubblica, e da Cesare Previti, deputato.
Il procedimento trae origine da un articolo apparso sul quotidiano la Repubblica del 18 marzo 2001, intitolato «L'ex-sindaco: Per me non aveva senso andare avanti», con sottotitolo: L'addio di penna bianca dopo 30 anni di campagne. «Mi ha aiutato nella scelta quel senso di amarezza che lascia la politica di oggi», a firma di Paolo Griseri.
Nell'articolo viene riportato il seguente passaggio «Ma conosce anche i limiti dell'amarcord: "Non fatemi fare la figura del bacchettone". Però poi sputa il rospo. Un rospaccio che "nasce negli anni 80 quando la politica ha cominciato a essere fatta di immagine, di rampantismo, di apparenza". E che cresce nei 90 "fino a portare in Parlamento gente come Previti e Dell'Utri, la malavita della politica, gente pericolosa"». Per tali frasi l'onorevole Novelli è stato citato a comparire all'udienza del 14 dicembre 2001.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 17 ottobre 2001.
Giova rammentare, al riguardo, che l'oggetto dell'esame della Camera non è la portata offensiva delle parole attribuite all'onorevole Novelli, né la condivisibilità delle sue opinioni. Se non si trattasse di espressioni dal contenuto forte e critico, verosimilmente esse non sarebbero neanche state sottoposte all'analisi del Parlamento. Il compito della Camera è - come sempre in questi casi - invece stabilire se le dichiarazioni che il cronista attribuisce a Diego Novelli (che è stato deputato nelle legislature X, XI, XII e XIII) costituiscano o meno un momento di estrinsecazione della sua funzione parlamentare o a essa conseguente o connesso.
Ciò premesso, è apparso ai componenti la Giunta espressisi sul punto che le affermazioni dell'onorevole Novelli si inseriscono nel contesto di una perdurante polemica nel nostro Paese inerente alla corruzione politica, al modo di combatterla, all'efficacia degli strumenti prescelti, sia legislativi che amministrativi e giudiziari, e alla pretesa insensibilità di talune forze politiche al tema.
In questo quadro, l'onorevole Novelli si è sempre distinto come un assertore convinto e inflessibile della moralizzazione pubblica.
Quanto all'attività strettamente parlamentare, deve essere sottolineato che l'onorevole Novelli si è fatto promotore di numerose iniziative parlamentari sia legislative che di sindacato ispettivo. Sul primo punto vale la pena ricordare il progetto di legge n. 924 della XIII legislatura con il quale Diego Novelli sollecitava il Parlamento ad intervenire in materia di abuso di ufficio, settore in cui, a suo avviso, gli amministratori locali onesti erano esposti all'alea del procedimento penale in virtù di una norma impostata in termini troppo generici e inidonei a colpire i veri fenomeni corruttivi. Tanto condivisa fu quell'esigenza che il progetto, insieme con altri, fu abbinato all'A.C. 110 per divenire in seguito la legge n. 234 del 1997, che novellò l'articolo 323 del codice penale. Sempre in campo legislativo, occorre ricordare l'intervento dell'onorevole Novelli nella discussione generale, il 27 gennaio 1998, sul progetto di riforma costituzionale predisposto dalla Commissione bicamerale (istituita con legge costituzionale n. 1 del 1997). In quel frangente l'onorevole Novelli si dichiarò insoddisfatto dei risultati prodotti dal lavoro della Commissione relativamente all'assetto del potere giudiziario, che gli sembravano in qualche misura tradire le aspettative di coinvolgimento e di corresponsabilizzazione avvertite nell'opinione pubblica in seguito a quella che egli definì «la salutare esplosione di Tangentopoli». Si rammenti, infine, l'esame dell'A.C. 3647 (modifica dell'articolo 513 del codice di procedura penale) al cui esame Diego Novelli prese parte, giungendo a votare in dissenso dal suo gruppo, ritenendo che le norme introdotte avrebbero indebolito l'azione di contrasto della criminalità e della corruzione.
Sul piano del sindacato ispettivo, l'onorevole Novelli si è sempre distinto per la presentazione di documenti volti ad esortare il governo al rispetto delle norme di correttezza e di trasparenza nella gestione dei pubblici servizi (v. per esempio l'interrogazione n. 4-10654 della XII legislatura) e al perseguimento di politiche e di comportamenti concreti ispirati alla più rigorosa legalità (v. per esempio l'interrogazione n. 3-00176 della XII legislatura e l'interpellanza n. 2-01298 della XIII legislatura).
In questo contesto deve essere letta l'intervista rilasciata al cronista Griseri, la quale aveva il senso di spiegare il ritiro di Diego Novelli dalla vita parlamentare e, dunque, la sua mancata ricandidatura a deputato. Sia pure con uno stile troppo sintetico e con l'uso di espressioni di collegamento poco sofisticate, il giornalista intendeva rendere omaggio ad una vita parlamentare lunga e prestigiosa, che volgeva, sì, al termine ma che era ancora in corso. Si trattava, pertanto, di una conversazione avuta con Diego Novelli in quanto deputato.
Passando brevemente dal contesto al contenuto delle affermazioni, appare indubitabile che esse si riferivano ad un ambito strettamente parlamentare. Per tutta la XIII legislatura, infatti, la Camera si è occupata dei problemi della giustizia, della corruzione politica, della c.d. "questione morale", della strumentalizzazione che, secondo taluni settori del Parlamento, si sarebbe avuta da parte della sinistra delle inchieste giudiziarie; e della scarsa determinazione dei pubblici poteri a combattere la corruzione e la criminalità, accusa quest'ultima correlativamente mossa da taluni esponenti della sinistra sia al proprio schieramento che a quello allora all'opposizione. Basta ricordare al proposito le aspre polemiche che hanno accompagnato l'esame della Camera delle richieste di autorizzazione all'arresto degli onorevoli Previti (alla deliberazione sulla quale il Novelli partecipò) e Dell'Utri, rispettivamente nel gennaio del 1998 e nell'aprile del 1999. A proposito, in particolare, dell'esame della richiesta di arresto dell'onorevole Previti, appare, infine, molto significativo quanto l'onorevole Novelli ebbe ad affermare nella discussione generale il 20 gennaio 1998: «Eravamo nel 1987 e l'opinione pubblica dall'inizio degli anni '80 era continuamente scossa da episodi di malcostume, di corruzione, di malaffare, come mai era accaduto in passato. Episodi che vedevano coinvolti uomini politici, parlamentari, pubbliche amministrazioni centrali e periferiche dello Stato. I palazzi del potere, le segreterie dei partiti, le sedi istituzionali erano impermeabili ad ogni richiamo a ciò che stava accadendo nel paese, considerando i singoli episodi di malaffare che venivano denunciati come incidenti di percorso. [...] Signor Presidente, anche per queste ragioni, per consentire agli inquirenti di fare completa luce non solo sulle questioni che riguardano l'avvocato Previti, ma anche, in particolare, su quello che avevamo chiamato non a caso non molti anni fa "il porto delle nebbie", il palazzo di giustizia di Roma ricordo a lei e a tutti noi che sulla vicenda IMI-SIR-Rovelli-magistratura romana presentammo interrogazioni fin dal 1993».
Tutti questi elementi hanno contribuito a determinare nei componenti la Giunta la convinzione che le dichiarazioni dell'onorevole Novelli appartengono alla polemica politico-parlamentare e, dunque, nel senso più sopra chiarito, all'insieme di quelle manifestazioni di pensiero prodromiche, conseguenti e divulgative degli atti tipici di esercizio della funzione di deputato. Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate, la Giunta - all'unanimità - propone all'Assemblea di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Giuseppe FANFANI, relatore


Frontespizio