Doc. IV-quater, n. 2





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Vittorio Sgarbi con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma (procedimento penale n. 67024/96 R.G.N.R.).
Il procedimento trae origine da una dichiarazione riportata sul quotidiano La Stampa del 30 novembre 1994, attribuita all'onorevole Sgarbi, dal seguente letterale tenore: «Di Pietro l'ha presa nel culo». Tale dichiarazione risulta inserita nel contesto di un articolo di Augusto Minzolini, intitolato «Esulta la maggioranza» «È cambiato il vento», in margine alle reazioni politiche successive a una decisione della Corte di cassazione sulla competenza territoriale di un processo che annoverava tra i suoi imputati esponenti politici di primo piano dello schieramento di centro-destra. In particolare, la Cassazione aveva stabilito che il predetto procedimento dovesse essere trattato a Brescia e non a Milano.
Appresa la notizia, l'autore dell'articolo si era portato nella galleria delle Commissioni, al quarto piano di Palazzo Montecitorio, per raccogliere a caldo i commenti di diversi parlamentari tra cui anche il senatore Domenico Contestabile, sottosegretario «pro-tempore» alla Giustizia, e l'onorevole Anna Finocchiaro. La tesi di fondo attribuita dall'articolo al senatore Contestabile era quella secondo cui la decisione della Cassazione poteva ritenersi una spia del fatto che il clima era cambiato anche con riferimento al mutamento del quadro politico nazionale. Sicché, essendo al momento del fatto al governo il centro-destra, le decisioni giurisdizionali inclinavano verso un «favor» per tale parte politica. In tale ambito, secondo il quadro offerto dall'articolo, il dottor Antonio Di Pietro - pubblico ministero impegnato nei procedimenti penali nei confronti di diversi esponenti del centro-destra e magistrato molto esposto sui «mass media» - avrebbe subito uno smacco personale. E proprio tale profilo il deputato Sgarbi aveva voluto sottolineare con la sua osservazione, con ciò determinando la decisione del dottor Di Pietro di sporgere querela.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 2 agosto 2001.
Nel corso della discussione è emerso che il commento dell'onorevole Sgarbi - pur espresso in forma poco elegante - non costituiva un'offesa diretta al querelante, bensì la constatazione di una decisione a lui sfavorevole.
Inoltre non è di secondaria importanza che il fatto sia avvenuto entro le mura del palazzo della Camera dei deputati, nel contesto dei commenti proferiti da diversi esponenti del mondo politico relativi alla predetta pronuncia giurisdizionale. Si trattava pertanto di una manifestazione di pensiero chiaramente riferibile a un contesto politico-parlamentare. Giova al riguardo aggiungere che i temi della giustizia e il modo con cui essa è amministrata sono sempre stati al centro dell'attività parlamentare del deputato Sgarbi.
Per tali motivi, la Giunta all'unanimità ha deliberato di proporre all'Assemblea di pronunciarsi nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, relatore


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