Mercoledì 1o marzo 2006. - Presidenza del presidente Pietro ARMANI. - Interviene il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Silvano Moffa.
La seduta comincia alle 12.05.
Schema di decreto legislativo recante codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.
Atto n. 606.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 23 febbraio 2006.
Tino IANNUZZI (MARGH-U), ad integrazione degli interventi svolti in precedenti sedute, reputa preliminarmente non pienamente convincente il parere espresso dal Consiglio di Stato in relazione al supposto eccesso di delega del provvedimento in esame. Sottolinea, inoltre, che l'emanazione dello schema di decreto legislativo disattende di fatto gli impegni assunti dal Governo nel corso dei lavori preparatori della legge di delegazione, considerato che il provvedimento non si limita al recepimento delle direttive comunitarie e a un mero coordinamento delle disposizioni vigenti, ma sostanzialmente provvede a una riscrittura e a una rivisitazione dell'intera normativa vigente in materia di lavori pubblici. Osserva, poi, che il parere del Consiglio di Stato ha richiamato l'esigenza di un effettivo coinvolgimento delle regioni nel processo formativo dell'atto. Nell'osservare che allo stato non appare possibile rimediare a questo vulnus, segnala che la stessa clausola di cedevolezza, la cui opportunità è stata rilevata dal Consiglio di Stato, non è sufficiente a sanare il vizio precedentemente rilevato,
atteso che la giurisprudenza costituzionale, con la sentenza n. 303 del 2003, ha precisato che il settore dei lavori pubblici investe ambiti di legislazione che si configurano di volta in volta in relazione alla natura dell'oggetto al quale afferiscono, ascrivendoli pertanto alle competenze esclusive statali ovvero alle competenze ripartite tra Stato e regioni. Considerato che l'esercizio della delega in esame fa riferimento all'attribuzione di competenze legislative esclusive allo Stato, la clausola di cedevolezza consentirebbe l'applicazione di norme statali dettagliate solo nell'eventualità e nel caso in cui le regioni non abbiano emanato la relativa disciplina.
Rileva che lo schema di decreto legislativo reca disposizioni che palesemente esulano dal perimetro della delega, con preciso riferimento agli aspetti di natura organizzativa, che non sono strettamente connessi all'oggetto della delega, fatta eccezione per quanto previsto in ordine all'Autorità di vigilanza per i lavori pubblici. Analoghe considerazioni valgono per le norme relative alla progettazione, direzione ed esecuzione dei lavori pubblici, nonché per la disciplina in materia di contratti. Ne consegue che dalla norma di delega, emanata con un intento circoscritto al recepimento della normativa comunitaria, è derivato un provvedimento che interviene integralmente sulla materia degli appalti e dei lavori pubblici, con interferenze nei settori delle infrastrutture, della difesa e dei beni culturali. A suo avviso, sono corrette le osservazioni espresse dall'ANCI nel corso delle audizioni informali svoltesi al Senato, in cui sono state richiamate le materie al di fuori dell'oggetto della delega, tra le quali sono annoverate la programmazione dei lavori, la progettazione e gli incarichi ad essa connessi e il collaudo. Sottolinea che l'estensione dell'oggetto della delega si integra pericolosamente con le normative di altri settori, travolgendo i principi fondamentali contenuti nella legge Merloni, a proposito del ricorso all'appalto integrato.
Ritiene, altresì, che il provvedimento in esame non provveda a semplificare la disciplina vigente, atteso che vengono disciplinati ambiti oggetto di norme di rango secondario, rilegificando, pertanto, parti importanti della disciplina attualmente vigente.
Per quanto concerne ulteriori aspetti di merito, come già evidenziato nelle precedenti sedute da altri colleghi dell'opposizione, segnala l'opportunità di precisare l'ambito di applicazione dell'articolo 58, concernente il dialogo competitivo. Al medesimo articolo 58, al comma 13, sarebbe altresì necessario introdurre una modifica volta ad adeguare la disposizione alla normativa comunitaria: si attribuisce, infatti, alle amministrazioni aggiudicatrici la facoltà di specificare i criteri di valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa, mentre invece la direttiva comunitaria stabilisce che la definizione degli elementi per valutare tale offerta deve essere contenuta nel bando di gara, per garantire la trasparenza e la parità di trattamento, proprio ai fini della conoscibilità ex ante dei criteri sulla base dei quali saranno valutate le offerte. Sottolinea, quindi, le preoccupanti perplessità derivanti dalle norme in materia di avvalimento, il cui ricorso generalizzato potrebbe determinare un abbassamento dei livelli di tutela per i soggetti partecipanti alla gara.
Rileva, più in generale, che l'emanazione del provvedimento in esame non esplicherà alcun effetto di utilità al settore degli appalti e dei lavori pubblici. Rilevata la necessità di un confronto serrato e di approfondimenti con gli operatori del settore, evidenzia, poi, l'inopportunità di applicare la nuova disciplina, una volta scaduti i termini della ordinaria vacatio legis, posto che si produrrebbe un «salto nel buio», confusioni ed incertezze, che esporrebbero il settore al rischio di contenziosi.
In conclusione, a suo avviso, la strada da percorrere sarebbe stata un'altra e avrebbe richiesto una riflessione più meditata; al contrario, l'affrettata emanazione dello schema di decreto legislativo rischia di determinare una paralisi nel settore dei lavori pubblici.
Pietro ARMANI, presidente, preso atto che non vi sono ulteriori richieste di intervento sul complesso del provvedimento in esame, chiede al relatore se sia nelle condizioni di formalizzare una proposta di parere da sottoporre alla deliberazione della Commissione.
Francesco STRADELLA (FI), relatore, presenta una proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni (vedi allegato 1), illustrandone brevemente il contenuto. Sottolinea, in particolare, che nelle premesse del parere è stato evidenziato che sarebbe stato preferibile, nonché opportuno, svolgere i necessari approfondimenti sul testo in esame, attraverso lo svolgimento di un dibattito articolato. Fa presente che da tempo la materia dei lavori pubblici necessitava di una modifica, peraltro attesa dagli operatori del settore. Nel ricordare che il provvedimento introduce disposizioni importanti nella prospettiva di modernizzare il settore, fa presente che la proposta di parere tiene conto anche di indicazioni e contributi provenienti dagli operatori del settore, nonché di talune esigenze manifestate dai gruppi di opposizione nel corso del dibattito. In conclusione, ritiene che lo schema di codice sia un buon provvedimento, che sarà di ausilio per la crescita del settore dei lavori pubblici.
Il sottosegretario Silvano MOFFA ringrazia in primo luogo il relatore e l'intera Commissione per il lavoro svolto, che, pur nella ristrettezza dei tempi, è complesso e articolato. L'esito dell'istruttoria parlamentare si è, pertanto, tradotto in una proposta di parere dettagliata e impegnativa. Nell'osservare che il provvedimento recepisce la normativa comunitaria, nell'ambito della delega conferita al Governo e in linea con il parere del Consiglio di Stato, ritiene che i suggerimenti e le osservazioni contenute nella proposta di parere rivestano un'importanza strategica.
Dichiara, quindi, che il Governo si impegna a recepire le condizioni e le osservazioni proposte dal relatore, riservandosi soltanto di svolgere specifici approfondimenti tecnici in merito a talune osservazioni. Assicura, comunque, che verranno tenute nella debita considerazione le questioni emerse nel corso del dibattito, con precipuo riferimento all'opportunità di ritardare l'entrata in vigore del provvedimento, al fine di consentirne una adeguata applicazione al settore.
Pietro ARMANI, presidente, ricorda che, secondo quanto convenuto nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, del 22 febbraio 2006, la deliberazione sulla proposta di parere testé presentata dal relatore avrà luogo nella seduta pomeridiana di oggi.
Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 12.35.
Mercoledì 1o marzo 2006. - Presidenza del presidente Pietro ARMANI. - Interviene il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Silvano Moffa.
La seduta comincia alle 15.15.
Schema di regolamento recante riordino del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Atto n. 603.
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizione e osservazioni).
La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 23 febbraio 2006.
Pietro ARMANI, presidente, comunica che è stato trasmesso, sia pur tardivamente, il parere espresso dal Consiglio di Stato sul provvedimento in esame e che, alla luce del dibattito svolto in Commissione e del contenuto del citato documento, il relatore ha predisposto una proposta di parere favorevole con condizione e osservazioni (vedi allegato 4). Fa, peraltro, presente che la V Commissione, essendo
decorsi i termini regolamentari previsti, non ha potuto formulare i rilievi di competenza sulle conseguenze di carattere finanziario dello schema di regolamento, non essendo pervenuto in tempo utile il predetto parere del Consiglio di Stato. Prende atto, tuttavia, che il relatore ha ritenuto opportuno inserire all'interno della sua proposta di parere le indicazioni sui profili di carattere finanziario emerse dall'istruttoria svolta nell'ambito della V Commissione, traducendole anche sotto forma di specifiche osservazioni.
Francesco STRADELLA (FI), relatore, illustra brevemente la proposta di parere, richiamando i profili di natura finanziaria, come emersi in base all'istruttoria svolta dalla V Commissione. Sottolinea, quindi, la necessità che il Governo recepisca la condizione contenuta nella proposta di parere, al cui accoglimento è subordinato lo stesso parere favorevole della Commissione.
Il sottosegretario Silvano MOFFA assicura che il Governo intende accogliere i rilievi contenuti nella proposta di parere del relatore.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.
Schema di decreto legislativo recante codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.
Atto n. 606.
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni e osservazioni).
La Commissione prosegue l'esame, rinviato nella seduta odierna.
Pietro ARMANI, presidente, ricorda che il relatore ha presentato, nell'odierna seduta antimeridiana, una proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni. Avverte, altresì, che i deputati Vigni ed altri hanno nel frattempo presentato una proposta di parere alternativa a quella del relatore (vedi allegato 2).
Francesco STRADELLA (FI), relatore, presenta una nuova versione della proposta di parere (vedi allegato 3), sottolineando che in tale nuova versione è stata riformulata la condizione di cui alla lettera h) e l'osservazione di cui al punto 7) della proposta originaria. Fa presente, infine, che nella nuova versione della proposta di parere è stata soppressa l'osservazione di cui all'originario punto 11), riguardante l'avvalimento, sul quale ha ritenuto opportuno, ad un più approfondito esame, rimettere al Governo la valutazione sulle modalità di recepimento dell'istituto nell'ordinamento nazionale.
Il sottosegretario Silvano MOFFA dichiara l'orientamento favorevole del Governo sulla nuova versione della proposta di parere del relatore.
Fabrizio VIGNI (DS-U), nel ricordare le motivazioni addotte nel corso del dibattito in ordine alla contrarietà sul provvedimento in esame, motivazioni che sono peraltro dettagliatamente riportate nella proposta alternativa di parere, intende comunque riassumere in questa sede gli aspetti più importanti, che a suo avviso determinano la posizione di contrarietà sullo schema di decreto legislativo.
Osserva, in primo luogo, che il provvedimento è stato evidentemente emanato in eccesso di delega, atteso che si va oltre il recepimento delle direttive comunitarie, oggetto della stessa delega. Nel sottolineare pertanto l'incostituzionalità del provvedimento, che spetterà ad altri organi valutare, segnala comunque il comportamento scorretto senza precedenti del Governo, che ha «ingannato», di fatto, il Parlamento. Al riguardo, ricorda le assicurazioni fornite al Parlamento da parte dell'allora Ministro delle politiche comunitarie, Buttiglione, nel corso dell'esame del disegno di legge comunitaria 2004, volte ad escludere che dalla delega in esame sarebbe derivata una riscrittura della disciplina vigente in materia di lavori pubblici.
Con riferimento al metodo seguito nell'elaborazione del testo, lamenta, inoltre, la mancanza di tempo a disposizione del Parlamento per i necessari approfondimenti, considerato che, pur riconoscendo la disponibilità del relatore, la Commissione si è trovata ad esaminare un testo corposo in tempi ristrettissimi. Segnala, inoltre, le preoccupazioni derivanti dal mancato confronto con le regioni, ignorando il principio di leale collaborazione costituzionalmente stabilito, nonché con le stazioni appaltanti e le associazioni di categoria. Osservato che i gruppi di opposizione si sono dichiarati disponibili ad un eventuale revisione della legge Merloni, finalizzata a rendere le disposizioni più efficienti ed adeguate alle evoluzioni del settore, nel rispetto dei principi fondamentali in essa contenuti, fa presente che invece il provvedimento in esame stravolge l'impianto normativo della legge Merloni, rischiando di provocare danni al settore dei lavori pubblici e minando la concorrenza. Esprime, poi, preoccupazioni in ordine ad un possibile effetto di incertezza e paralisi nel settore dei lavori pubblici derivante dall'immediata entrata in vigore di un complesso di norme confuse e poco chiare, accompagnata ad un drastico taglio dei finanziamenti pubblici destinati alle infrastrutture conseguenti all'applicazione delle ultime due leggi finanziarie. L'effetto combinato della situazione precedentemente evidenziata rischia di creare una vera e propria paralisi del settore, come manifestato, peraltro, anche da talune associazioni di categoria. Rilevato che il Governo si assume tale grave responsabilità a Camere sciolte, richiama le motivazioni rilevate nel corso del dibattito e nella proposta alternativa di parere, pur riconoscendo al relatore la disponibilità ad accogliere taluni suggerimenti provenienti dai gruppi di opposizione.
Per tali ragioni, ribadita convintamene la palese illegittimità del provvedimento in esame, avverte che il suo gruppo non parteciperà alla deliberazione sulla nuova versione della proposta di parere del relatore e che abbandonerà di conseguenza l'aula della Commissione prima della relativa votazione.
Tino IANNUZZI (MARGH-U), nell'associarsi alle considerazioni svolte dal deputato Vigni, esprime netta contrarietà sullo schema di decreto legislativo, che è stato emanato in eccesso di delega, introducendo istituti estranei alla normativa comunitaria e stravolgendo la disciplina nazionale vigente. Ribadisce, altresì, che il provvedimento è totalmente illegittimo, in quanto è stato violato il ruolo delle regioni nel procedimento formativo dell'atto, contrariamente ai principi di leale collaborazione enunciati dalla Corte costituzionale e reiterati nel parere espresso dal Consiglio di Stato. Nel sottolineare il mancato confronto con gli operatori del settore e con le istituzioni pubbliche, rileva che il testo in esame contiene inesattezze ed imprecisioni che genereranno incertezze e confusioni nel settore dei lavori pubblici.
In conclusione, avverte che anche il suo gruppo non parteciperà alla deliberazione sulla nuova versione della proposta di parere del relatore, abbandonando di conseguenza l'aula della Commissione prima della relativa votazione.
Gregorio DELL'ANNA (FI) ricorda che l'articolo 25 della legge n. 62 del 2005 delega il Governo a recepire le direttive comunitarie n. 17 e n. 18 del 2004, accorpando le nuove disposizioni in un unico testo. Nel caso in esame si può parlare senza ombra di dubbio di un vero e proprio «codice unico» degli appalti. Precisa che si tratta di un atto importante della Commissione in questa legislatura, anche se certamente la nuova disciplina rappresenterà un punto di partenza, che nel tempo dovrà tenere conto di diverse situazioni e delle esigenze del territorio. Rileva, comunque, l'opportunità che la condizione di cui alla lettera b) della nuova versione della proposta di parere del relatore si intenda nel senso che l'emanazione delle norme regolamentari di attuazione avverrà contestualmente all'entrata in vigore della disciplina transitoria,
affinché si colmi il vuoto normativo nella disciplina di riferimento.
Il sottosegretario Silvano MOFFA fa presente che il Governo si impegna a tenere conto della ragionevole considerazione testé espressa dal deputato Dell'Anna, nell'ambito della stesura definitiva del provvedimento.
Maurizio Enzo LUPI (FI), nel rimandare a quanto già rilevato nel corso del dibattito, evidenzia il positivo lavoro svolto dal relatore, che permette di recuperare taluni profili di criticità del provvedimento e di fornire un contributo di approfondimento di alcune tematiche. Nel ricordare che il parere espresso dal Consiglio di Stato ha rivestito una rilevante importanza nell'istruttoria della Commissione, poiché è stato escluso l'eccesso di delega quantomeno sotto il profilo giuridico-normativo, raccomanda al Governo di recepire i rilievi contenuti nella proposta di parere del relatore, alcuni dei quali sono di estrema rilevanza. Si tratta, in primo luogo, dell'esigenza di prevedere un periodo transitorio non inferiore a tre mesi - da considerarsi comunque come termine minimo - prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina: le nuove norme sono, infatti, molto complesse e le amministrazioni aggiudicatrici devono avere a disposizione un tempo sufficiente per prepararsi alla messa in opera della innovativa legislazione. Non si tratta quindi di prorogare l'applicazione della nuova normativa, allungando sine die i tempi prima della sua definitiva applicazione, ma di rispettare l'esigenza degli operatori del settore e delle amministrazioni pubbliche, che devono essere messi nelle condizioni di governare il mercato dei lavori pubblici adeguatamente nel rispetto delle nuove regole. Per quanto concerne le cosiddette opere a scomputo, al fine di non provocare la paralisi degli interventi di qualificazione, segnala l'opportunità di tenere conto delle opere di urbanizzazione in fase di realizzazione, come previsto alla lettera q) della nuova versione della proposta di parere. Fa presente, infatti, che il mancato accoglimento di tale condizione provocherà una situazione di estrema difficoltà e di contenziosi. Riguardo alle opere a scomputo, in ogni caso, si dichiara teoricamente favorevole, in linea di principio, a consentire che la normativa preveda l'affidamento di tali opere anche sopra la soglia comunitaria, con ciò travalicando - almeno per una volta - anche le prescrizioni dettate a livello comunitario.
Relativamente all'istituto dell'avvalimento, sul quale il relatore aveva espressamente inserito un'apposita osservazione nella prima versione della proposta di parere, intende precisare che si tratta di un istituto nuovo, sul quale occorre svolgere una seria e accurata riflessione, che tenga conto delle preoccupazioni degli operatori del settore, come peraltro emerso nel corso delle audizioni informali svoltesi al Senato. Reputa opportuno, poi, che il Governo tenga nella debita considerazione anche la condizione di cui alla lettera n) e le osservazioni di cui ai punti 20) e 21), che rappresentano - a suo giudizio - delle priorità di tipo politico.
Rileva, da ultimo, che il provvedimento in esame, modificando sostanzialmente la disciplina vigente nel settore dei lavori pubblici, risponde finalmente ad anomalie denunciate da ogni parte. Per tale ragione, reputa non comprensibili le osservazioni di contrarietà manifestate dai gruppi di opposizione. In linea più generale, consapevole del proficuo lavoro svolto dalla Commissione nel settore dei lavori pubblici, di cui il presente provvedimento rappresenta l'ultimo atto, ricorda che in questa legislatura sono stati approvati provvedimenti importanti in materia ambientale e di lavori pubblici, non solo di iniziativa governativa ma anche di provenienza parlamentare.
Ringraziati, da ultimo, il presidente della Commissione, per le capacità dimostrate nel corso del suo mandato, e gli uffici, che con grande professionalità hanno fornito un importante contributo, di carattere imparziale, ai lavori svolti nella XIV legislatura, dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla nuova versione della proposta di parere del relatore.
Giorgio CONTE (AN), nell'associarsi preliminarmente ai ringraziamenti agli uffici, osserva che lo schema di decreto in esame è stato oggetto di un interessante dibattito, in cui sono emersi alcune questioni importanti. Fa presente che la materia dei lavori pubblici è disciplinata attualmente da una normativa che presenta sicuramente alcune problematiche, a fronte di un quadro di riferimento - costituito dalle esigenze delle amministrazioni ma anche degli operatori e degli interessi delle comunità locali e nazionali - in continua evoluzione. Sottolineata, inoltre, la necessità di recepire in un nuovo quadro normativo la disciplina comunitaria, giudica non comprensibili le critiche dei deputati dei gruppi di opposizione in ordine al preteso eccesso di delega: su questo aspetto ritiene che il relatore e il Governo abbiano fornito un contributo di chiarezza, rassicurati anche dal parere del Consiglio di Stato. Al riguardo, evidenzia che proprio il Consiglio di Stato ha indicato come il Governo possa adottare uno o più decreti legislativi volti a definire un quadro normativo finalizzato al recepimento delle direttive comunitarie, con una formulazione più ampia di quella prevista in via generale dalla stessa legge comunitaria 2004, che parla di adozione di decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive. Sempre il Consiglio di Stato precisa che il tenore della delega giustifica la possibilità di introdurre modifiche sostanziali all'assetto normativo vigente, sottolineando come «il vincolo derivante dal recepimento delle direttive europee, combinato con quello delle sentenze della Corte di giustizia, riduce in misura consistente la possibilità per il legislatore delegato di seguire la strada a suo tempo percorsa dalla legge n. 109 del 1994, in particolare, a proposito dei casi più significativi di scostamento rispetto alla disciplina previgente: l'appalto e l'offerta economicamente più vantaggiosa». Fa presente che il parere fornito dal Consiglio di Stato contribuisce in modo determinante ad una completa istruttoria parlamentare e che anche la proposta di parere del relatore dovrebbe fugare i dubbi sull'eccesso di delega.
Rilevato, comunque, che la complessità della materia avrebbe meritato un dibattito parlamentare ampio e articolato, ritiene che l'esame in seno alla Commissione abbia sintetizzato un dibattito che, sull'argomento, si è sviluppato già dall'inizio della legislatura: fin dal 2001, infatti, era apparso necessario modificare la complessa normativa sui lavori pubblici. Ricorda, peraltro, che lo stesso rappresentante del gruppo di Forza Italia in Commissione ha lamentato lo scarso coinvolgimento del Parlamento in sede di predisposizione del testo, nel contempo evidenziando l'assoluta necessità di un adeguamento della ormai superata legge Merloni. Rileva che il recepimento della normativa comunitaria in materia rende palese quanto l'attuale disciplina nazionale non si ispiri ai principi comunitari di efficacia ed efficienza, nonché di tutela del libero mercato. A nome del suo gruppo, intende pertanto rimarcare che il provvedimento si inserisce in un più ampio percorso legislativo, per dare al «sistema Italia» nuovi e più efficaci strumenti normativi che permettano alle forze produttive della nazione di competere con successo sul mercato nazionale e internazionale. Al riguardo, ricordato il primo ed importante contributo dato con il cosiddetto «collegato infrastrutturale», sottolinea che l'obiettivo raggiunto di «far ripartire i cantieri» offre all'Italia un'importante possibilità di recuperare un deficit nel settore delle opere pubbliche e, in modo particolare, delle infrastrutture trasportistiche. Anche l'adeguamento della legge Merloni prosegue, dunque, sulla strada tracciata, che vuole offrire alle amministrazioni locali la possibilità di meglio gestire i lavori pubblici e gli appalti, accogliendo anche le tante e positive sollecitazioni degli operatori del settore e della stessa società civile.
In conclusione, a nome del suo gruppo, dichiara il voto favorevole sulla nuova versione della proposta di parere formulata dal relatore.
Francesco STRADELLA (FI), relatore, associandosi preliminarmente ai ringraziamenti agli uffici, intende precisare, a conclusione del dibattito, che ha preferito espungere dalla nuova versione della proposta di parere l'osservazione in ordine all'istituto dell'avvalimento, in quanto su tale punto si registra una preoccupazione seria delle imprese. Ricorda, però, che si è sempre schierato a difesa del subappalto e delle associazioni temporanee di imprese, in quanto elementi di sicura crescita del sistema imprenditoriale. In tal senso, ritiene che l'osservazione originariamente inserita nella proposta di parere, diretta a correggere talune difformità rispetto alla disciplina comunitaria, avrebbe potuto porre sul tappeto una questione di maggiore apertura alla concorrenza.
Nella consapevolezza, peraltro, che l'avvalimento consentirebbe di allargare la platea dei soggetti partecipanti alle gare, invita il Governo a ricercare una strada al fine di perfezionare l'operatività di tale istituto, pur non ritenendo, allo stato, opportuno fornire una precisa segnalazione su tale punto.
Pietro ARMANI, presidente, ringrazia il relatore per l'approfondito lavoro svolto e più in generale per la collaborazione fornita, in questi anni, anche in qualità di vicepresidente. Osservato, quindi, che la nuova versione della proposta di parere sottolinea la necessità di inserire un periodo transitorio prima della definitiva applicazione della nuova disciplina, intende sottolineare la propria condivisione nei confronti del provvedimento, che potrà produrre effetti positivi sul settore degli appalti pubblici.
Avverte quindi che, non essendovi ulteriori richieste di intervento, sarà ora posta in votazione la nuova versione della proposta di parere del relatore e che, in caso di sua approvazione, risulterà conseguentemente preclusa la proposta alternativa di parere presentata dai deputati Vigni ed altri.
La Commissione approva, quindi, la nuova versione della proposta di parere del relatore, risultando conseguentemente preclusa la proposta alternativa di parere.
La seduta termina alle 16.10.