VIII Commissione - Luned́ 19 dicembre 2005


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ALLEGATO

Sulla missione a Montreal in occasione della XI sessione della Conferenza delle Parti relativa alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (7-9 dicembre 2005).

RELAZIONE

Il deputato Paroli è stato designato dal Presidente della VIII Commissione, su invito del Presidente della Camera, a partecipare alla delegazione parlamentare che ha seguito il «segmento ministeriale» della XI sessione della Conferenza delle Parti relativa alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, svoltasi a Montreal dal 7 al 9 dicembre 2005. La delegazione era altresì composta dal senatore Giovanelli, indicato dalla Presidenza del Senato.
Com'è noto, la Conferenza delle Parti è la sede in cui ha luogo il confronto internazionale per la esecuzione degli impegni per la riduzione delle emissioni dei gas «ad effetto serra», impegni che soprattutto nella Conferenza del 1997 - con la firma del «Protocollo di Kyoto» - hanno assunto un vincolo giuridicamente rilevante. Pur trattandosi di un negoziato condotto dai rappresentanti dei governi, tuttavia - per il rilievo politico dei temi affrontati - l'Italia ha confermato, anche per la Conferenza di quest'anno, la prassi di inviare una delegazione parlamentare, che - oltre ad assistere agli incontri ministeriali - ha potuto anche prendere parte a specifiche sessioni parlamentari organizzate da organismi internazionali.
I lavori della Conferenza hanno avuto un andamento particolarmente delicato dal punto di vista politico, essendosi aperti - nella sostanza - con un andamento «a doppia velocità». Da un lato, infatti, si sono svolti i consueti negoziati a livello dei Paesi aderenti all'intera Conferenza, al cui interno sono rappresentati anche gli Stati che non hanno ancora ratificato ed attuato il Protocollo di Kyoto; dall'altro, si è creata una vera e propria «negoziazione parallela», che ha visto la partecipazione dei Paesi nei quali già si applica il Protocollo, preoccupati di definire una strategia comune e concordata per l'attuazione dei significativi impegni di riduzione da esso recati e per l'avvio del mercato internazionale degli scambi di emissioni. La Conferenza si è, di fatto, articolata in una duplice sforzo negoziale, in cui si sono confrontate esigenze e problematiche differenti tra i diversi Stati, miranti - per un verso - a sollecitare la piena adesione al Protocollo di grandi Stati (India, Cina e USA in particolare) e - per altro verso - ad affrontare i problemi di concreta attuazione del Protocollo per i Paesi già vincolati agli obiettivi di riduzione. Nonostante le difficoltà segnalate, peraltro, il summit di Montreal si è concluso con un accordo storico.
Da una parte, infatti, la Conferenza ha adottato il piano operativo del Protocollo di Kyoto, con un impegno di oltre 7 milioni di euro, di cui 3,6 da parte dell'Unione europea; dall'altra, la Conferenza ha ottenuto un impegno di portata «planetaria» per cominciare a lavorare, già dal prossimo maggio 2006, a un piano d'azione per il «dopo-Kyoto», con l'obiettivo di scongiurare il rischio di una crisi irreversibile alla scadenza degli impegni previsti dal Trattato, ossia dopo il 2012. L'accordo ha stabilito, pertanto, che il Protocollo di Kyoto debba andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati ma


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mettendo anche le imprese interessate nelle condizioni di essere competitive a livello internazionale.
La principale novità da registrare a Montreal, peraltro, è l'apertura degli Stati Uniti, che hanno optato per uno sforzo di «buona volontà», decidendo di non svolgere una dura opposizione al Protocollo, pur continuando a difendere la linea delle «scelte volontarie» di approccio al problema della riduzione dei gas «ad effetto serra». Gli Stati Uniti, principali produttori di «gas serra», non hanno preso impegni vincolanti per tagliare le emissioni, ma per la prima volta si sono dichiarati disponibili a ragionare sul futuro e a svolgere un ruolo più attivo per affrontare i problemi sul tappeto. L'altro «ago della bilancia» è stato la Cina, il secondo maggiore produttore di emissioni dopo gli USA, che ha scelto di incamminarsi sulla strada della pianificazione di una strategia globale «post-2012», puntando ad ottenere risorse per il trasferimento di tecnologie. Nella Conferenza, infine, vi è stato anche il rilancio del dialogo con India e Paesi in Via di Sviluppo.
L'accordo votato all'unanimità lavora, dunque, nel quadro di Kyoto e significa che i Paesi che aderiscono al Trattato continuano nei loro impegni e impostano le condizioni per lo sviluppo futuro. Tale accordo, che ha anche previsto la creazione di un fondo da parte dei Paesi industrializzati per 13 milioni di dollari nel biennio 2006-2007, si sostanzia in due documenti conclusivi, 40 decisioni, l'impegno a rivedere il ruolo dei Paesi in Via di Sviluppo e una serie di provvedimenti assunti per rendere operativo il Protocollo di Kyoto. Nel dettaglio, le soluzioni adottate nei due documenti prevedono la formalizzazione di un gruppo di lavoro per proporre la strategia per il secondo periodo di azione del Protocollo, dopo il 2012, che porti a ulteriori riduzioni da parte dei paesi sviluppati, mentre le decisioni hanno stabilito che:
a) dal 2006 entri a regime il sistema delle regole operative del protocollo (accordo di Marrakesh) e vengano adottati i sistemi di compliance system, cioè le regole per il rispetto del Protocollo stesso;
b) sia applicato il Clean Devolepment Mechanism, consistente nei progetti nei Paesi in Via di Sviluppo che danno la possibilità di ottenere crediti per le emissioni di anidride carbonica;
c) il sistema di Joint Implementation (attuazione congiunta degli obiettivi del Protocollo) sia esteso intensivamente ai progetti nei Paesi delle economie in transizione e, in particolare, nei Paesi dell'Est europeo;
d) il blocco della deforestazione sia considerato un «meccanismo virtuoso» di limite alle emissioni di anidride carbonica.