XIII Commissione - Resoconto di mercoledì 28 settembre 2005


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ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 28 settembre 2005. - Presidenza del presidente Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali Teresio Delfino.

La seduta comincia alle 13.40.

Proposta di nomina dell'avvocato Antonio Buonfiglio a Presidente dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura.
Nomina n. 156.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del regolamento, e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame rinviato nella seduta del 22 settembre 2005.

Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI, presidente, comunica che l'avvocato Buonfiglio gli ha inviato una lettera nella quale dichiara che, se sarà confermato alla presidenza dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, conformemente alla proposta del Governo, rimetterà in ogni caso il mandato nelle mani del prossimo Governo, indipendentemente dall'esito delle elezioni.
Nessun altro chiedendo di intervenire, pone in votazione la proposta di parere favorevole del relatore. Nomina l'onorevole Ricciuti segretario in sostituzione dell'onorevole Franci.

La Commissione procede alla votazione per scrutinio segreto sulla proposta di parere favorevole del relatore.

Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI, presidente, avverte che la Commissione


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non è in numero legale e rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 13.55.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 28 settembre 2005. - Presidenza del presidente Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali Teresio Delfino.

La seduta comincia alle 13.55.

DL 182/2005: Interventi urgenti in agricoltura, per gli organismi pubblici del settore e per contrastare andamenti anomali dei prezzi.
(C. 6063 Governo).
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del disegno di legge rinviato nella seduta del 27 settembre 2005.

Lino RAVA (DS-U) osserva che anche con il provvedimento in esame la Commissione si trova di fronte ad interventi di carattere emergenziale, che affrontano soltanto in modo parziale la crisi del settore vitivinicolo. Si è trattato di una crisi prevedibile, in quanto essa trae origine da cause strutturali: per un verso la diminuzione dei consumi, che ha interessato soprattutto i prodotti di qualità; per l'altro, la crescente concorrenza dei paesi emergenti. Di fronte a queste trasformazioni del contesto in cui si colloca la produzione vitivinicola italiana, il Governo, a suo parere, si dimostra incapace di elaborare linee di intervento coerenti ed organiche. Manca la capacità di definire una politica unitaria, che risponda alle esigenze delle diverse aree territoriali del paese. Al tempo stesso i negoziati condotti a livello comunitario dimostrano la debolezza e lo scarso credito del Governo italiano. Ne è prova la richiesta della distillazione di crisi in relazione alla quale, a fronte di una domanda di sei milioni di ettolitri, all'Italia sono stati riconosciuti soltanto due milioni di ettolitri, in confronto con i quattro milioni di ettolitri concessi alla Spagna. Identiche valutazioni si possono trarre anche dalle vicende dei due decreti-legge adottati per far fronte a crisi di mercato. Il Governo aveva dichiarato di aver concordato gli interventi contenuti nei provvedimenti con le istituzioni comunitarie. Nei fatti invece i due decreti, dopo essere stati approvati, sono rimasti privi di attuazione proprio per le obiezioni sollevate dalla Commissione europea. L'assenza di politiche dotate di una prospettiva strategica e la debolezza negoziale nelle sedi comunitarie determinano il rischio che anche le misure previste dal provvedimento in esame suscitino negli agricoltori, che, come i viticoltori pugliesi, si trovano in una situazione di grave difficoltà e di forti tensioni, aspettative che in breve tempo vengono frustrate e possono suscitare reazioni fuori controllo. Rispetto a tali reazioni, alla responsabilità principale del Governo, si aggiungerebbe anche quella del Parlamento, qualora approvasse il provvedimento nel testo predisposto dall'esecutivo e, in questo modo, recuperasse le risorse per gli interventi a sostegno del settore vitivinicolo sottraendole al settore ortofrutticolo, al quale erano state destinate dal decreto-legge n. 22. Ritiene in proposito che se è necessario correggere le disposizioni del decreto-legge n. 22 in modo da superare i rilievi della Commissione europea in merito alla compatibilità con l'ordinamento comunitario, occorre farlo nel provvedimento in esame, piuttosto che svuotare le misure previste dal decreto-legge n. 22 delle risorse finanziarie, dimostrando implicitamente che si ritiene che tali misure non potranno comunque pervenire ad attuazione. Si rischia che anche il provvedimento in esame abbia una sorte analoga a quelli che lo hanno preceduto, vale a dire rechi l'annuncio di interventi che in breve tempo si dimostreranno impraticabili, creando incertezza e frustrazione negli agricoltori destinatari di tali misure. In generale giudica che la politica condotta dal Ministro dell'agricoltura sia caratterizzata


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da operazioni illusionistiche, volte a suscitare l'aspettativa di interventi di grande rilievo, che poi non si traducono in realtà. Ritiene che, nonostante l'abilità più volte dimostrata in passato dal Ministro di formulare promesse e generare speranze, l'assenza di ogni efficacia e concretezza nella sua azione si stia manifestando in modo palese. Passando all'esame delle singole disposizioni del provvedimento, rileva in primo luogo che, nella formulazione dell'articolo 1, non è sufficiente fare riferimento semplicemente ad accordi, senza definire la quantità del prodotto interessata, in modo corrispondente alle esigenze effettive, senza fissare l'entità dei contributi tenendo conto anche della qualità del prodotto, senza specificare l'ambito interessato. Per quanto concerne le misure previste dal comma 2 dell'articolo 1, relative al ritiro dal mercato di 800.000 quintali di uva da tavola, rileva che esse possono essere considerate come una forma di aiuto di mercato incompatibile con la normativa comunitaria, come viene segnalato anche nella documentazione predisposta dal Servizio Studi. Si corre pertanto il rischio che anche questo intervento rimanga inefficace, creando soltanto aspettative illusorie. Riguardo all'articolo 2, mirante a contrastare gli andamenti anomali dei prezzi, rileva che già sussiste un osservatorio in grado di fornire tutte le informazioni necessarie. Le disposizioni del decreto-legge risultano prive di effettiva incidenza, in quanto non si preoccupano di individuare strumenti efficaci per contrastare le anomalie dei prezzi. Perseguire tale finalità, del resto, richiederebbe interventi strategici di lungo periodo, miranti a rafforzare il raccordo all'interno delle singole filiere. Sarebbe altresì necessaria una riflessione sul ruolo della grande distribuzione, dal momento che, laddove per scelte politiche si è ecceduto nella sua presenza, si è verificata una penalizzazione del commercio diffuso, con conseguenze negative anche sui produttori agricoli di piccole e medie dimensioni, debolmente organizzati. Riconosce che in materia di organizzazione del commercio sussiste una competenza prevalente delle regioni; sarebbe tuttavia necessario dimostrare la capacità di inserire anche questa tematica, per la rilevanza delle conseguenze che ne derivano sulla produzione, all'interno di una strategia organica di cui, a suo giudizio, si avverte l'assoluta carenza. Le lacune della politica governativa sono riconducibili a suo parere anche allo scarso impegno che il Ministro, in particolare nei periodi più recenti, dimostra rispetto alle problematiche del mondo agricolo; uno scarso impegno che trova riscontro anche nelle sempre più rara partecipazione ai lavori parlamentari. A fronte di tale mancanza di motivazione e di iniziativa, sussiste una situazione di effettiva e grave difficoltà dell'agricoltura italiana, dimostrata da cifre oggettive, che non è possibile modificare o nascondere con semplici dichiarazioni del Governo. Giudica molto significativi i dati dello studio predisposto da Federalimentare in collaborazione con l'ISMEA. Pur avendo criticato più volte in passato l'attività dell'ISMEA, ritiene particolarmente apprezzabile lo studio citato, anche per la capacità di elaborare proiezioni nel medio-lungo periodo, che illustrano le prospettive e le difficoltà che l'agricoltura italiana si troverà ad affrontare. In particolare dallo studio emerge che nei prossimi dieci anni sarà necessario ricollocare il 10 per cento della produzione, che non sarà più assorbito dall'industria di trasformazione. Di fronte a questo problema occorre saper individuare sbocchi, quali possono essere rappresentati ad esempio dalle energie alternative. Il provvedimento in esame, che reca interventi emergenziali, parziali e confusi, dimostra, in negativo, l'esigenza di saper dare risposte concrete ai problemi del mondo agricolo, che non si traducano in una penalizzazione vicendevole tra i diversi comparti, che non incorrano in infrazioni delle regole comunitarie e che dimostrino la capacità di elaborare una visione ampia e strategica idonea a sostenere in modo strutturale l'evoluzione dell'agricoltura del paese.


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Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (FI) esprime una generale condivisione sui contenuti del decreto-legge, che intende affrontare una crisi vitivinicola di carattere strutturale, come dimostra il dato della sovrapproduzione di uva che, a livello mondiale, risulta pari al 30 per cento del prodotto. Rileva altresì che la difficoltà di intervenire in un settore che presenta situazioni fortemente diversificate, affiancando produzioni di eccellenza a produzioni che non sono neppure destinate al mercato. Anche alcuni interventi normativi, come le disposizioni più volte adottate in materia di sanatoria di vigneti abusivi, pur essendo state richieste da associazioni del settore, hanno avuto effetti negativi sugli equilibri del mercato. Le difficoltà strutturali che caratterizzano il contesto della produzione vitivinicola si sono manifestate in modo drammatico, in particolare in Puglia. La crisi, comunque, ha interessato anche altre regioni, tra cui in particolare la Sicilia e la Calabria. Il Governo ha saputo rispondere prontamente alle gravi situazioni di tensione che si erano venute a creare. Anche i ritardi che si sono registrati nella procedura relativa alla richiesta della distillazione di crisi sono principalmente imputabili alle regioni; d'altra parte il Governo continua ad impegnarsi in un serrato negoziato con la Commissione europea per incrementare la quota concessa all'Italia. Esaminando in modo dettagliato le disposizioni del provvedimento, rileva che l'articolo 2 sembra presentare profili che esulano dalle competenze della Commissione e del Ministero dell'agricoltura, che dovrebbero rivolgersi ai produttori e alla coerenza della filiera. Relativamente alle disposizioni del comma 2 dell'articolo 1, in merito all'uva da tavola che l'AGEA è incaricata di ritirare dal mercato, osserva che il quantitativo di 800.000 quintali può risultare eccessivo rispetto alle effettive esigenze dei produttori; una valutazione in questo senso permetterebbe a suo avviso di recuperare risorse finanziarie, seppure di limitata entità, che potrebbero essere destinate agli interventi principali a sostegno del settore vitivinicolo. Ritiene infine che una valutazione particolarmente attenta debba essere riservata alla formulazione delle norme concernenti gli aiuti de minimis. Sarebbe opportuno disciplinare l'attribuzione di tali aiuti non soltanto in base a parametri quantitativi, ma anche tenendo conto della qualità del prodotto. Più in generale occorrerebbe pervenire a stabilire una disciplina omogenea relativa all'attribuzione degli aiuti de minimis, in particolare se, come a suo parere è auspicabile, si intende definire un intervento unitario che prenda in considerazione, insieme alle difficoltà del settore vitivinicolo, anche quelle del settore ortofrutticolo, che erano oggetto delle misure contenute nel decreto-legge n. 22. Particolare rilevanza assumono altresì i profili finanziari. L'importo complessivo delle risorse destinate al settore vitivinicolo ammonta a 90 milioni di euro e può ritenersi sufficiente rispetto alle esigenze delle regioni meridionali. Tuttavia, come è emerso anche dal dibattito in Commissione, anche da altre parti del paese pervengono richieste di intervento, per far fronte alle quali risulta necessario valutare la possibilità di individuare risorse aggiuntive.

Filippo MISURACA (FI), relatore, in sede di replica, dichiara di aver seguito con attenzione il dibattito che si è sviluppato in Commissione, che si è rivelato assai interessante e proficuo. A suo avviso i contenuti di tale dibattito possono essere ricondotti a tre diverse tipologie: valutazioni di carattere politico, considerazioni generali sulla situazione di crisi dell'agricoltura italiana e sulle politiche condotte dal Governo, osservazioni puntuali in merito ai contenuti del provvedimento in esame. Ritiene proprio compito, a titolo di relatore, soffermarsi su quest'ultimo punto, mentre affida al rappresentante del Governo l'eventuale replica in ordine ai primi due. Osserva che, come aveva già evidenziato nella relazione introduttiva, nell'ambito del provvedimento assumono rilevanza principale le disposizioni contenute nell'articolo 1. Rispetto a tali disposizioni è emersa la difficoltà, evidenziata anche del corso delle audizioni, di ricorrere


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alle risorse finanziarie stanziate per gli interventi del decreto-legge n. 22. Osserva peraltro come sia il decreto-legge n. 22 sia il provvedimento in esame prevedano interventi nella forma mediante lo strumento degli aiuti de minimis e come per tali aiuti possano essere concessi entro un limite massimo fissato per l'Italia in 130 milioni di euro. Ritiene pertanto che si debba pervenire ad una formulazione normativa che permetta, da un lato, di utilizzare pienamente il plafond previsto per l'Italia e, dall'altro, di salvaguardare l'attuazione degli impegni assunti con il decreto-legge n. 22. Preannuncia pertanto la presentazione di un emendamento con il quale vengono riviste le disposizioni dell'articolo 1, in modo da definire una disciplina più puntuale in merito all'attribuzione dei contributi de minimis, la quale, prendendo in considerazione sia gli interventi già disposti dal decreto-legge n. 22 sia quelli destinati a fronteggiare la crisi del settore vitivinicolo, permetta di dare soddisfazione a tutti gli agricoltori interessati da queste misure. Riguardo all'articolo 2 ritiene che, nella attuale formulazione del testo, risulti difficile comprendere le finalità perseguite. Condivide altresì l'osservazione dell'onorevole Marinello, secondo cui tali finalità possono risultare estranee ad un provvedimento che reca interventi a sostegno dei produttori agricoli. Ritiene pertanto che l'articolo 2 possa essere mantenuto soltanto se la Commissione sarà in grado di migliorare il dettato normativo, in modo da indirizzarlo verso finalità di tutela degli interessi dei produttori. Per quanto concerne, infine, l'articolo 5, che riguarda l'utilizzazione per aiuti alimentari dei prodotti ritirati dal mercato, osserva come, ad una più attenta lettura, esso dimostri di avere un contenuto autorizzatorio, in quanto permette all'AGEA di destinare tali prodotti non soltanto ai paesi in via di sviluppo, ma anche a organizzazioni e associazioni no profit nazionali.

Il sottosegretario di Stato Teresio DELFINO osserva che, in merito ai contenuti del provvedimento, è intervenuto in modo esauriente il relatore, sia in sede di relazione introduttiva, sia in sede di replica. Per altro verso osserva che il dibattito in Commissione si è anche disperso su temi estranei al provvedimento e rileva la contraddizione sussistente tra la disponibilità a discutere in modo concreto e puntuale sulle misure adottate e un giudizio sommariamente negativo che investe il decreto-legge nel suo complesso o addirittura tutta la politica agricola del Governo. In particolare ritiene infondato e ingeneroso il giudizio espresso dall'onorevole Rava in merito al presunto carattere illusionistico della politica del Ministro e al suo scarso impegno sui problemi del mondo agricolo. Ritiene al contrario che il Ministro abbia sempre affrontato, nel corso degli anni di governo, le questioni dell'agricoltura nazionale con assoluta serietà, dimostrando la massima attenzione e disponibilità al confronto e alla concertazione con tutte le associazioni del mondo agricolo. Proprio in conseguenza di questo atteggiamento si è determinata, su tutti i provvedimenti adottati dal Governo, una larga condivisione da parte dei soggetti operanti, a diverso titolo, nell'agricoltura del paese. Soffermandosi su alcune specifiche questioni sollevate nel corso del dibattito, dichiara in primo luogo di condividere le valutazione e le proposte avanzate dal relatore in merito alla connessione tra le misure recate dal decreto-legge n. 22 e quelle contenute nel provvedimento in esame. In ogni caso il Governo dedicherà tutto l'impegno necessario per evitare che domande di contributi presentate sulla base di disposizioni normative vigenti rimangano insoddisfatte e per assicurare ai produttori la necessaria certezza sugli interventi di sostegno adottati. Per quanto concerne la distillazione di crisi, richiamando le osservazioni già svolte dall'onorevole Marinello, ricorda che il Governo ha potuto inoltrare la relativa richiesta soltanto dopo che le regioni hanno espletato gli adempimenti di loro competenza. Osserva altresì che, in ogni caso, il Governo è riuscito ad ottenere l'attivazione della distillazione di crisi e che adesso sta conducendo una forte iniziativa per ampliare


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i quantitativi riconosciuti all'Italia. Con riferimento all'articolo 2, infine, rileva che non sono interamente condivisibili le valutazioni in merito alla assenza di contenuto normativo ovvero alla estraneità di tali disposizioni rispetto agli scopi del decreto-legge. Ritiene infatti che con l'articolo 2 viene preso in considerazione un punto essenziale per il rafforzamento del settore agroalimentare, vale a dire in quale modo la politica di filiera possa concorrere ad incrementare il reddito dei produttori. In conclusione osserva che in generale nel corso della presente legislatura, in primo luogo per merito dell'azione del Ministro, si è notevolmente accresciuta la rilevanza dell'agricoltura nell'ambito delle politiche del Governo. In particolare, in merito al decreto-legge in esame, rileva che si tratta di un provvedimento emergenziale, ma non per questo di un provvedimento che contiene interventi meramente illusori e lontani dai problemi reali del mondo agricolo. Esso dimostra al contrario la volontà di affrontare difficoltà serie con misure capaci di sostenere l'agricoltura italiana anche oltre il breve periodo.

Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI, presidente, dichiara conclusa la discussione preliminare del provvedimento e rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15 alle 15.05.

RISOLUZIONI

Mercoledì 28 settembre 2005. - Presidenza del presidente Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali Paolo Scarpa Bonazza Buora.

La seduta comincia alle 15.05.

7-00687 Franci: Sui costi per il settore della pesca derivanti dall'aumento del prezzo del gasolio.

7-00697 Marinello: Sui costi per il settore della pesca derivanti dall'aumento del prezzo del gasolio.
(Seguito discussione congiunta e rinvio).

La Commissione prosegue la discussione congiunta delle risoluzioni in titolo, rinviata nella seduta di martedì 20 settembre 2005.

Il Sottosegretario di Stato Paolo SCARPA BONAZZA BUORA riferisce in merito agli sviluppi che si sono registrati in sede comunitaria in ordine alle problematiche del settore della pesca evidenziate dalle due risoluzioni in esame. In primo luogo rileva che l'incremento del costo del gasolio rappresenta un problema gravissimo per i pescatori italiani e, più in generale, per i pescatori europei. Nonostante che non sia stata applicata l'accisa, il carburante, a causa dell'andamento del prezzo dei prodotti petroliferi, ha registrato incrementi che raggiungono la misura del 100 per cento. Occorre inoltre valutare che l'aumento del prezzo del gasolio non può più essere considerato un dato congiunturale, ma è divenuto un dato strutturale e che i pescatori sono probabilmente la categoria più pesantemente colpita, in quanto non possono compensare l'aumento dei costi con un proporzionale incremento del reddito tratto dal pescato. L'azione dei Ministri dei singoli Stati membri e la mobilitazione dell'associazione dei pescatori a livello europeo hanno indotto il Commissario competente per la pesca a considerare le proposte di intervento per fronteggiare il problema dell'aumento del costo del gasolio. In primo luogo è stata prospettata l'esigenza di permettere un più ampio ricorso agli aiuti de minimis, elevando in misura consistente i limiti attualmente imposti sia al plafond complessivo riservato alla pesca per ciascun Stato membro, sia ai contributi che possono essere erogati alle singole imprese. In secondo luogo è stata evidenziata l'opportunità di autorizzare in misura


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più estesa i fermi tecnici retribuiti, che, da un lato, allentano la pressione sulle risorse e, dall'altro, rappresentano un aiuto indiretto agli operatori. In terzo luogo sono state formulate proposte relative ad agevolazioni fiscali a favore del settore della pesca, in modo da introdurre una disciplina quanto più possibile corrispondente a quella concessa per l'agricoltura. Fa presente che il Consiglio dei ministri dell'Unione europea per l'agricoltura e la pesca che si è tenuto la settimana scorsa è stato in gran parte dedicato a impedire l'approvazione di una iniziativa della Presidenza inglese e della Commissione europea relativa alla disciplina della pesca nel Mediterraneo, che avrebbe determinato conseguenze molto pesanti sulla pesca italiana, in particolare per le zone caratterizzate da alti fondali e per quelle nelle quali si praticano attività di pesca tradizionali. È stata posta in essere un'azione politica, diplomatica e tecnica per assicurare un rinvio assai lontano nel tempo della riforma della pesca nel Mediterraneo, che permetta di esaminare la questione in un contesto che presumibilmente sarà assai diverso da quello attuale. Per quanto concerne le misure volte a fronteggiare l'incremento del costo del gasolio, ritiene che si debba riconoscere con franchezza che le risposte ricevute dal Commissario competente siano state del tutto generiche e insoddisfacenti. Il Commissario ha affermato che, in base agli orientamenti del Consiglio ECOFIN, interventi sotto forma di agevolazioni fiscali sarebbero ritenuti incompatibili con l'ordinamento comunitario. Il Commissario non ha dato risposte adeguate alle richieste di aumento degli aiuti de minimis, prospettando tempi di intervento troppo lunghi ed evidenziando l'esigenza, nell'ambito della Commissione, di tener conto delle richieste provenienti da altre categorie. Osserva peraltro come il dibattito all'interno del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea sia stato utile a chiarire le opposte posizioni sostenute, da un lato, dai paesi mediterranei, che propongono interventi a sostegno delle imprese operanti nel settore della pesca, e, dall'altro, dai paesi dell'Europa settentrionale che sono, rispetto a simili interventi, risolutamente contrari. Dichiara che il Governo italiano, continuando a rivestire il ruolo di paese guida nella conduzione dei negoziati comunitari, proseguirà nell'impegno per ottenere dalla Commissione europea in tempi brevi un ulteriore confronto, dal quale possano emergere posizioni più consapevoli delle difficoltà che il settore della pesca si trova attualmente ad affrontare. Ritiene tuttavia che risultati più tempestivi possano essere raggiunti attraverso misure nazionali che potranno trovare adeguata collocazione nella legge finanziaria. In particolare prospetta l'esigenza di interventi volti a ridurre il prelievo IRAP, rilevando peraltro come essi richiedano in via preliminare una perequazione delle aliquote applicate dalle diverse regioni. A tal fine osserva che la definizione di un testo unitario delle due risoluzioni in esame può offrire un importante contributo all'individuazione degli interventi che potranno essere adottati in sede di legge finanziaria.

Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI, presidente, in considerazione del fatto che i primi firmatari delle due risoluzioni in esame hanno prospettato l'eventualità di pervenire all'elaborazione di un testo unitario, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.40.