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Relazione finale


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 495 del 21/7/2004

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Relazione conclusiva della Commissione di indagine richiesta dal deputato Enzo Bianco.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lo scorso 26 maggio è stata istituita, ai sensi dell'articolo 58 del regolamento, una Commissione di indagine su richiesta del deputato Enzo Bianco. Nella giornata del 20 luglio, la Commissione ha concluso i propri lavori approvando una relazione.
Do la parola al presidente della Commissione di indagine, onorevole Biondi (Applausi). Ricordo che l'Assemblea prenderà atto della relazione conclusiva senza dibattito né votazione, a norma dell'articolo 58 del regolamento.

ALFREDO BIONDI, Presidente della Commissione di indagine. Signor Presidente, nella seduta del 20 maggio 2004, nel corso del dibattito sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge sulla proroga dei termini per fruire del condono edilizio (atto Camera n. 4979/A), il deputato Benito Paolone ha pronunciato le seguenti parole: «(...) D'improvviso, mi sono sentito investito dall'intervento del collega Realacci che, indubbiamente, ha molte affinità con il sindaco Bianco, affinità di ordine politico, personale, che evidentemente mi hanno fatto sobbalzare, quando ho sentito per una ennesima volta rivendicare il valore di un'area politica in difesa della difesa del territorio. Allora, onorevole Realacci, molto brevemente e al di fuori della polemica, lei sa che la sua area politica ha devastato negli ultimi decenni il territorio italiano in tutte le città. Non siete stati capaci di determinare una sola scelta per i piani regolatori delle città. Non sapendo spendere una sola lira, avete procurato un danno inarrestabile con i PRUST, con i PIT, con i contratti d'area, con i patti

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territoriali; non organizzando il territorio, lo avete devastato per poter dire che sapevate spendere e fare qualcosa. All'improvviso, lei chiama in causa un sindaco passato alla storia d'Italia come un grande sindaco: Dio solo sa - governando dieci o undici anni - quali grandi cose abbia fatto in quella città! Qualcuna l'ho denunciata in questo Parlamento, a livello di riferimento penale, e non mi è stata data risposta! (...) Onorevole Realacci, se vedesse le fotografie delle case che ha fatto demolire il sindaco Enzo Bianco e di ciò che, in quella città, egli ha cercato di far fare - mediante domanda di cambio di destinazione d'uso! - in un luogo vitale, in piazza Alcalà, dove un mulino è stato trasformato in albergo...! Nel cuore, nello svincolo della città, nel lato mare, è stata favorita la possibilità di realizzare cinque o sei superfici là dove ce n'erano due e, in tal modo, si è fatto gravare su quella zona un carico urbanistico devastante! Bianco ha demolito quattro baracche! Prima di farlo, però, ha chiamato le televisioni, i giornalisti, la polizia ed i carabinieri, affinché tutta l'Italia potesse ammirare l'operato di questo grande sindaco!
Ciò che sta realizzando quest'amministrazione, così tanto denigrata da Bianco, non è stato fatto, in quella città, né in tre anni né in quindici! Questa è la storia vera (...) Lo documentano le mie affermazioni (...)! E se affermo che quelle di Realacci sono bugie e mistificazioni, porterò i documenti che lo comprovano».
Successivamente, durante la stessa seduta, l'onorevole Enzo Bianco è così intervenuto: «Desidero intervenire su questa questione, signor Presidente, perché l'onorevole Paolone è stato rinviato a giudizio - forse molti non lo sanno - per il reato di diffamazione aggravata. La Camera dei deputati ha ritenuto che le sue affermazioni riguardassero una materia attinente al suo mandato di parlamentare; dopodiché la magistratura ha sollevato il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. Per quanto riguarda ciò che l'onorevole Paolone ha pronunciato in questa sede, dal momento che egli non può rispondere davanti alla magistratura, per le ragioni che sono state dette, e poiché non poteva rispondere davanti alla Camera, visto che al momento in cui furono fatte quelle affermazioni non ero deputato, oggi chiedo che di tali questioni egli risponda davanti ad un Giurì d'onore, perché voglio sapere in quale modo una persona possa difendere la sua onorabilità qui dentro! Nella fattispecie, signor Presidente, mi limito a ricordare che sono disponibili documentazioni serie, anche fotografiche - non ciò che è stato detto in quest'aula - su quante costruzioni abusive - seconde e terze case, ville con campi da tennis e, qualche volta, con piscina - sono state demolite nella città di Catania. Mi limito a ricordare che, da ministro dell'interno, ho ordinato la demolizione della costruzione abusiva della mafia, nella Valle dei Templi, ad Agrigento, e la demolizione di otto costruzioni abusive in Campania - nella sua regione, signor Presidente (in quel momento, presiedeva l'onorevole Mastella) - che erano un altro scempio incredibile. Sono fatti e non parole, signor Presidente!».
Il Presidente di turno, onorevole Mastella, ha così concluso: «Poiché l'onorevole Enzo Bianco si è richiamato all'articolo 58 del regolamento, riferirò in merito alla sua richiesta al Presidente della Camera».
Successivamente, l'onorevole Enzo Bianco confermava, con lettera del 25 maggio 2004 al Presidente della Camera, la richiesta di nominare un Giurì che accertasse la fondatezza delle accuse a lui rivolte dall'onorevole Paolone.
In tema di ammissibilità del Giurì d'onore, l'articolo 58 del regolamento recita testualmente: «Quando nel corso di una discussione un deputato sia accusato di fatti che ledano la sua onorabilità, egli può chiedere al Presidente di nominare una Commissione la quale giudichi la fondatezza dell'accusa (...)».
Nella prassi parlamentare è dato riscontrare che la nomina di un Giurì d'onore presuppone la sussistenza dei seguenti elementi: a) l'addebito personale e diretto di un parlamentare nei confronti di un altro nel corso di una discussione; b)

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l'attribuzione di uno o più fatti determinati; c) la possibilità che la Commissione di indagine - che, come noto, non dispone di poteri coercitivi - possa nondimeno acquisire elementi di conoscenza in ambito parlamentare o attraverso testimonianze spontanee.
Nel caso di specie, quanto al punto a), l'onorevole Paolone si è riferito nominativamente all'onorevole Enzo Bianco; quanto al punto b), l'onorevole Paolone ha tra l'altro mosso all'onorevole Bianco l'addebito di aver favorito o consentito, nella sua qualità di sindaco di Catania all'epoca dei fatti, lo sviluppo edilizio in zone urbanisticamente tutelate, assicurandosi tuttavia di disporre l'abbattimento di taluni manufatti di minore impatto sotto i riflettori della stampa e della televisione; tali pretesi abusi sono stati da lui denunciati penalmente, ma senza esito; quanto al punto c), sia l'onorevole Paolone che l'onorevole Bianco hanno affermato di disporre di documentazione idonea a sostenere le rispettive asserzioni.
Per questi motivi, nella seduta del 26 maggio 2004 il Presidente della Camera ha annunciato la costituzione della Commissione di indagine, preponendone alla presidenza chi vi parla, Alfredo Biondi, e chiamando a farne parte i deputati Ballaman, Boato, Manzini e Moroni.
In merito agli antefatti esaminati dalla Giunta per le autorizzazioni e le deliberazioni di insindacabilità richieste dall'onorevole Paolone (questa è la premessa), come afferma lo stesso onorevole Enzo Bianco nella sua richiesta di Giurì, il dissidio sulle politiche urbanistiche nella città di Catania è stato oggetto di esame parlamentare poiché il deputato Paolone, querelato dal medesimo onorevole Bianco per affermazioni di contenuto analogo rese alla stampa in due diverse occasioni, ha chiesto alla Camera di deliberare l'insindacabilità dei fatti ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Il primo procedimento (n. 1653/99 RGNR - Catania) trae origine da affermazioni rese durante la campagna elettorale per il sindaco di Catania (in epoca prossima al 30 novembre 1997). In data 7 marzo 2002 l'onorevole Paolone chiedeva alla Camera di deliberare l'insindacabilità dei fatti. Assegnata la questione alla Giunta in data 20 marzo 2002, la Giunta la esaminava nelle sedute del 10 aprile e del 7 maggio 2002, pervenendo a deliberare a maggioranza l'insindacabilità (Doc. IV-quater, n. 29). L'Assemblea approvava la proposta della Giunta nella seduta del 18 dicembre 2002. Contemporaneamente, l'onorevole Bianco indirizzava al Presidente della Camera una lettera con la quale comunicava che - nel caso la Camera non si fosse pronunziata per l'insindacabilità - egli avrebbe offerto all'onorevole Paolone la più ampia facoltà di prova circa le sue affermazioni offensive. La lettera non ha avuto alcun seguito.
In data 19 dicembre 2002 la deliberazione veniva comunicata al giudice procedente, il quale, con ricorso in data 16 gennaio 2003, elevava conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Il conflitto era dichiarato ammissibile con l'ordinanza n. 248 del 2003, notificata alla Camera dei deputati in data 15 ottobre 2003. Preso atto dell'orientamento della Giunta per le autorizzazioni, l'Ufficio di Presidenza della Camera, nella riunione del 21 ottobre 2003, deliberava di proporre all'Assemblea di costituirsi in giudizio. La Camera approvava la proposta nella seduta del 29 ottobre 2003. Il conflitto è (come capita nel nostro paese) attualmente pendente.
Il secondo procedimento (n. 1664/99 RGNR - Palermo) riguarda una fattispecie analoga (affermazioni rese a Palermo il 27 novembre 1997, durante la campagna elettorale per il sindaco di Catania). Anche tale procedimento è stato oggetto di una richiesta di insindacabilità dell'onorevole Paolone pervenuta già nella scorsa legislatura e mantenuta all'ordine del giorno di quella in corso. Trattata dalla Giunta per le autorizzazioni nelle sedute del 19 febbraio e del 5 marzo 2003, ha avuto come esito una proposta di insindacabilità (Doc. IV-quater, n. 64), su cui l'Assemblea non si è ancora pronunciata.
Per quanto riguarda l'istruttoria della Commissione d'indagine, in ordine all'oggetto dell'accertamento del Giurì, il tema

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dell'indagine che il Presidente della Camera ha incaricato la Commissione di svolgere si evince agevolmente dall'intervento dell'onorevole Paolone nell'Assemblea della Camera del 20 maggio 2004. Nell'occasione, l'onorevole Paolone muoveva in sostanza all'onorevole Enzo Bianco due specifici rilievi relativi all'esercizio del mandato di sindaco di Catania: a) di aver pubblicizzato esageratamente, con grande clamore mediatico, la sua attività di contrasto dell'abusivismo edilizio, quando in realtà questa è consistita nella demolizione di «quattro baracche» (affermazioni di Paolone); b) un di aver trasformato (o concorso a trasformare) un mulino in un albergo in piazza Alcalà, a Catania, in dispregio dei vigenti strumenti urbanistici, causando per la zona interessata della città «un carico urbanistico devastante».
In ordine allo svolgimento dei lavori, le sedute del Giurì hanno avuto luogo il 17 giugno, il 15 e il 20 luglio 2004. Nella seduta del 15 luglio si sono svolte le audizioni degli onorevoli Enzo Bianco e Paolone in sequenza, i quali, entrambi, hanno consegnato documentazione scritta e fotografica. L'onorevole Bianco ha, altresì, prodotto un audiovisivo che è stato proiettato; l'onorevole Paolone ha depositato anche documenti cartografici. Entrambi gli interessati, durante l'audizione, hanno avuto modo di rispondere approfonditamente alle domande dei componenti del Giurì.
Per quanto riguarda le risultanze dell'istruttoria, sulla questione delle demolizioni di manufatti abusivi nell'oasi del Simeto, l'onorevole Bianco ha premesso innanzitutto di avere ricoperto la carica di sindaco di Catania in due distinte occasioni: dapprima dal luglio 1988 al dicembre 1989 e poi dal giugno 1993 al 3 gennaio 2000, data in cui rassegnò le dimissioni in ragione dell'assunzione della carica di ministro dell'interno.
Nello svolgimento delle sue funzioni di sindaco, egli ha dichiarato di aver sempre contrastato l'abusivismo edilizio, sottolineando che «fino alla data del (suo) primo insediamento non vi era mai stata una sola demolizione di costruzioni abusive all'interno dell'oasi del Simeto» e che durante il suo primo mandato egli potenziò l'ufficio comunale per il riordino urbanistico e che l'ufficio fu addirittura oggetto di un incendio doloso. Durante il suo secondo mandato, peraltro, l'onorevole Bianco ha affermato di aver proseguito la sua opera di contrasto, giungendo a ordinare personalmente decine di demolizioni, con particolare riguardo alla zona dell'oasi naturale della foce del Simeto.
Si tratta di una delle ultime pregevoli zone umide d'Italia, presso cui erano soliti fare sosta stormi di uccelli migratori. Per tale motivo, nel 1984, con delibera regionale, vi è stata istituita una vasta riserva naturale (1.850 ettari per 8 km di lunghezza sulla costa e 2,3 km di profondità media nell'entroterra) che ricomprendeva anche le zone umide di Agnone, Valsavoia e Pantano di Cataniao e che è gravata da un vincolo di inedificabilità assoluta.
Purtroppo, a partire dagli anni Settanta, come anche denunciato da diverse associazioni ambientaliste, la zona è stata oggetto di una crescente aggressione di edilizia abusiva. Nell'area tuttavia non vi è mai stato - secondo l'onorevole Bianco - un abusivismo cosiddetto di necessità, bensì solo un abusivismo cosiddetto di seconde case.
Contro tale proliferazione di manufatti illeciti, l'onorevole Bianco sostiene di essersi sempre battuto, come dimostrano le numerose fotografie e anche l'audiovisivo mostrato in Commissione, da cui indiscutibilmente risulta che in sua presenza sono stati abbattuti edifici in cemento armato distanti anche poche decine di metri dal mare.
Inoltre, l'onorevole Enzo Bianco ha sostenuto che l'offesa rivoltagli dall'onorevole Paolone, la quale implica un giudizio nei suoi confronti di scarsa incisività nella lotta all'abusivismo, risulta tantomeno accettabile in quanto egli ha continuato il suo impegno contro le costruzioni illecite anche da ministro, come ad esempio prova la sua firma in calce a una delle proposte di nomina a commissario straordinario per la demolizione del complesso abusivo di «Villaggio Coppola», sito in Castelvolturno

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(CE), nomina che poi è avvenuta per decreto del Presidente della Repubblica.
Dal canto suo, l'onorevole Paolone, negando di nutrire personale risentimenti nei riguardi dell'onorevole Bianco, ha ricordato di aver fatto della lotta all'abusivismo edilizio un caposaldo della sua quarantennale presenza sui banchi del consiglio comunale di Catania, insieme alla quale occorre considerare cinque legislature nell'assemblea regionale siciliana e tre alla Camera dei deputati.
Nell'arco di questo lungo e intenso impegno politico egli è stato mosso soltanto da un senso di verità e di ricerca del bene per i cittadini, ciò che non di rado lo ha portato a scontrarsi anche con esponenti del suo stesso partito. Egli ha sostenuto, nella sua audizione, che l'espressione «quattro baracche» non doveva essere presa alla lettera, giacché voleva significare che, a fronte di migliaia di manufatti abusivi presenti nell'oasi del Simeto, le demolizioni disposte dal sindaco Bianco avevano coinvolto una percentuale non significativa delle opere da abbattere. In questo senso egli ha ritenuto di avere esercitato il suo giudizio politico sul periodo in cui Enzo Bianco è stato sindaco di Catania e nulla di più. Del resto, che alcuni degli edifici abbattuti per ordine del sindaco Bianco nel 1999...colleghi...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, non è obbligatorio rimanere in aula, però sarebbe obbligatorio il silenzio di chi vi rimane, trattandosi della lettura della relazione di un Giurì d'onore.

ALFREDO BIONDI, Presidente della Commissione d'indagine. Sì, Presidente, anche perché, essendo stato scritto prestando attenzione ai fatti che sono stati denunciati, forse non sarebbe male che in quest'aula ci fosse reciprocità.
Del resto, che alcuni degli edifici abbattuti per ordine del sindaco Bianco nel 1999 non fossero in muratura, e che quindi potessero essere definiti «baracche», è comprovato dalle fotografie che egli ha esibito.
Si è trattato, in questo caso, di polemica di carattere politico, che esula da ogni intenzionalità lesiva dell'onore.
Sulla questione della trasformazione del mulino in albergo, dall'istruttoria è emerso che l'immobile cui l'onorevole Paolone si è riferito nel suo intervento del 20 maggio 2004 è il cosiddetto mulino di Santa Lucia; esso è sito nei pressi di piazza Alcalà, a qualche decina di metri dal lungomare di Catania.
Per concorde riconoscimento dei deputati interessati, l'immobile è un vecchio opificio, in disuso da diversi decenni, che è stato oggetto di crolli e incendi (uno degli ultimi dei quali, nel 2000, ha causato la morte di due operai che vi lavoravano «in nero») e versa in condizioni di degrado.
Nel 1991, la Centro direzionale est Spa formulò un progetto di riqualificazione dell'immobile, chiedendone altresì la modifica della destinazione d'uso in centro commerciale. La giunta comunale, allora presieduta non già da Enzo Bianco, ma dall'onorevole Giuseppe Azzaro, rilasciò il richiesto provvedimento concessorio, subordinatamente alle condizioni e prescrizioni di legge. I conseguenti lavori, però, non ebbero mai inizio.
Solo il 5 gennaio 2000, cambiata la proprietà dell'immobile (la Centro direzionale est Spa aveva infatti venduto, nel 1999, alla Delar immobiliare Srl), venne avanzata una domanda di cambiamento di destinazione d'uso dell'opificio - sul quale, si ripete, non erano ancora iniziati interventi sostanziali - da centro commerciale ad albergo. Successivamente, il 25 maggio 2001, la Grand hotel Bellini Srl ottenne a proprio favore una voltura ed una proroga della concessione rilasciata nel 1991, in attesa che il comune rispondesse positivamente alla richiesta di mutamento ad albergo della precedente destinazione d'uso (era centro commerciale).
Sennonché, in data 8 novembre 2001, la commissione edilizia dava parere negativo alla destinazione del mulino ad albergo. Sicché, nell'aprile 2002, la Grand hotel Bellini Srl inoltrava, al sindaco ed al vicesindaco di Catania, una lettera con cui,

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premessa una sintetica ricostruzione degli eventi concernenti l'edificio, in via principale perorava la sua richiesta di concessione edilizia per la realizzazione dell'albergo, ma, in via subordinata e salvo una richiesta di risarcimento danni, preannunciava l'inizio dei lavori per la realizzazione del centro commerciale.
Per affermazione di entrambi i deputati interessati, risulta che, in data 7 novembre 2003, la commissione edilizia comunale di Catania abbia dato parere favorevole alla realizzazione del centro commerciale. A tutt'oggi, tuttavia, non vi è stata una pronuncia definitiva del comune di Catania sulla riqualificazione del mulino di Santa Lucia.
Occorre al proposito sottolineare che le vicende del mulino Santa Lucia sono state oggetto di un'interpellanza da parte dell'onorevole Paolone nella scorsa legislatura (la n. 2-02437, in data 26 maggio 2000), con cui veniva chiesto al Presidente del Consiglio e ai ministri dell'interno, dei lavori pubblici e del lavoro e della previdenza sociale di rendere trasparente la procedura di concessione e affidamento dei lavori concernenti l'immobile, nonché la proprietà del medesimo. La risposta a tale interpellanza, delegata dal Presidente del Consiglio al ministro del lavoro, non è mai pervenuta e di ciò si è doluto l'onorevole Paolone.
Passiamo alle conclusioni...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi chiedo un po' di attenzione, almeno per quanto concerne le conclusioni: se non vi è interesse, si può uscire! Onorevole Biondi, in questo momento vorrei ringraziarla per la consueta intelligenza con cui ha svolto anche questo compito (Generali applausi).

ALFREDO BIONDI, Presidente della Commissione d'indagine. Signor Presidente, la ringrazio di questo apprezzamento: lei sa che leggo malvolentieri; tuttavia, in questa sede noi siamo ottimi parlatori ma pessimi ascoltatori!
Come stavo dicendo, vorrei leggere le conclusioni. La Commissione d'indagine, riunitasi per deliberare in data 20 luglio 2004, è unanimemente pervenuta alle seguenti conclusioni. Sull'addebito relativo alle demolizioni, è apparso ai componenti che, sebbene formulato come una accusa per fatti specifici, in realtà l'addebito dell'onorevole Paolone all'onorevole Bianco di aver abbattuto manufatti scarsi in numero e modesti per impatto ambientale è il frutto di una diversa valutazione di fatti su cui, tuttavia, non v'è controversia.
È pacifico, infatti, sulla base della documentazione prodotta alla Commissione - che si riferisce agli anni 1989-2004, nulla essendo stato invece prodotto per quanto riguarda gli anni precedenti - che durante il mandato a sindaco di Enzo Bianco siano state disposte ed eseguite demolizioni di varie decine di manufatti abusivi, che sono poi proseguite anche sotto le successive amministrazioni comunali. Tanto si deduce pure dalle tabelle fornite dai competenti uffici comunali allo stesso onorevole Paolone e da questi depositate presso la Commissione. La divergenza è, dunque, solo di valutazione politico-amministrativa sull'incidenza delle demolizioni rispetto alla più generale esigenza di tutela ambientale: secondo l'onorevole Bianco le operazioni condotte sotto il suo impulso e, talora, alla sua stessa presenza, costituiscono, da un lato, un importante contributo materiale al ripristino ambientale e, dall'altro, un significativo segnale politico all'opinione pubblica sulla serietà di intenti che il comune di Catania aveva nel combattere l'abusivismo; secondo l'onorevole Paolone, invece, le operazioni di demolizione si sono concentrate, per un verso, in una zona troppo circoscritta dell'oasi del Simeto, trascurando di intervenire nella parte più estesa e meridionale della riserva, e, peraltro, su manufatti complessivamente trascurabili per dimensione ed impatto sul territorio, a dispetto dell'enfasi mediatica che le ha accompagnate.
Sicché la Commissione di indagine ritiene che i rilievi mossi dall'onorevole Paolone non contengano una vera e propria accusa fattuale, bensì un giudizio di carattere eminentemente politico sulla

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complessiva portata dell'operato dell'onorevole Bianco, nella sua veste di sindaco di Catania pro tempore, in materia di contrasto all'abusivismo edilizio.
Diversa valutazione, a unanime parere della Commissione, occorre svolgere per l'accusa relativa alla riqualificazione dell'opificio in via del Mulino Santa Lucia. È chiaro, infatti, che dalle parole pronunciate dall'onorevole Paolone il 20 maggio 2004 (in un luogo vitale in cui un mulino è stato trasformato in albergo, nel cuore della città) si poteva dedurre che l'onorevole Bianco aveva concorso, secondo scelte urbanistiche discutibili - se non illecite -, alla trasformazione di un immobile di valore storico nel centro cittadino di Catania in un albergo. Tale accusa non ha trovato alcuna conferma.
Innanzitutto, un albergo in luogo del vecchio Mulino Santa Lucia ancora non c'è; e lo stesso onorevole Paolone ha inteso precisare di aver voluto, nel suo intervento in aula del 20 maggio, carico della passionalità politica a lui consueta, riferirsi ad un progetto, da lui con vigore sempre osteggiato, e non ad un fatto già accaduto, come invece apparso dalle espressioni usate.
In secondo luogo, è discutibile che l'immobile di cui si tratta possa essere definito un edificio di valore storico, quali quelli solitamente presenti nei centri storici delle città italiane. Esso era, per concorde ammissione dei deputati interessati, in disuso da molti anni e, comunque, bisognoso di notevoli interventi di riqualificazione ed anzi, ad avviso dell'onorevole Paolone, addirittura meritevole di demolizione, in vista di una migliore sistemazione urbanistica e paesaggistica della zona.
Ancora ed in terzo luogo, l'onorevole Paolone non ha prodotto alcun documento da cui risulti la pendenza di procedimenti penali condotti dalla magistratura sulla vicenda amministrativa dell'immobile Santa Lucia (eccettuata, verosimilmente, l'inchiesta che riguarda, sotto altro profilo, la morte di due operai, nel 2000).
In quarto luogo, e soprattutto, tutti i provvedimenti amministrativi inerenti l'opificio sono stati adottati in momenti in cui l'onorevole Enzo Bianco non era sindaco di Catania, ossia nel 1991, nel 2001 e nel 2003.
Pur contestando, nello specifico, la sostanziale inerzia dell'amministrazione retta dall'onorevole Bianco, l'unico documento che l'onorevole Paolone ha esibito con riferimento alla vicenda amministrativa del Mulino Santa Lucia e che menziona il sindaco Enzo Bianco è la predetta lettera della Grand Hotel Bellini Srl, che, tuttavia, è pervenuta al comune di Catania nell'aprile 2002. In essa si fa riferimento al «contagioso entusiasmo dell'allora sindaco Enzo Bianco» che avrebbe indotto, il 5 gennaio 2000, la Delar immobiliare Srl a «presentare un progetto finalizzato alla realizzazione di un albergo in sostituzione del centro commerciale in concessione».
La forza probante di tale documento appare assai scarsa. Dal documento si deduce che non è la Grand Hotel Bellini Srl ad essere stata indotta a presentare il progetto per l'albergo, bensì la società Delar immobiliare, precedente titolare della concessione. Si tratta, quindi, di un documento che riferisce notizie indirette come de auditu o de relato. È, quindi, un documento in cui l'asserzione fatta dalla Grand hotel Bellini sull'induzione che la Delar immobiliare avrebbe subito dall'onorevole Bianco non è, dunque, da ritenersi tale e da considerarsi affidabile.
Del resto, non si comprenderebbe per quale motivo la richiesta che la Delar immobiliare si sarebbe indotta ad avanzare sulla base del favore manifestato per il progetto alberghiero dall'onorevole Bianco sia stata poi inoltrata, solo dopo le sue dimissioni da sindaco, ad altra amministrazione.
Per questi motivi, all'unanimità, la Commissione considera la seconda delle accuse mosse dall'onorevole Paolone all'onorevole Enzo Bianco non suffragata da alcun elemento di attendibilità.
Signor Presidente, desidero aggiungere, al termine di questa lunga esposizione, che la ringrazio molto per l'incarico che mi ha conferito ma che sa avrei volentieri desiderato non mi venisse assegnato.

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Vorrei ringraziare le colleghe e i colleghi che hanno fatto parte della Commissione per lo scrupolo, l'attenzione e la grande volontà di collaborazione che hanno dimostrato.
Vorrei anche dire ai colleghi Paolone e Enzo Bianco, che hanno collaborato dal loro rispettivo e rispettabile punto di vista all'indicazione di documenti e strumenti che consentissero alla Commissione di pervenire ad una decisione unanime, che come tutte le decisioni essa è della Commissione ed appartiene soltanto alla libera coscienza di tutti noi (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biondi. Vorrei ringraziare lei, gli onorevoli Ballaman, Boato, Manzini e Moroni. Non aggiungo altro perché - come voi sapete - ciò non mi compete e l'articolo 58 del regolamento in proposito è assai chiaro.
(L'Assemblea prende atto della relazione).

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