Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 677 del 26/9/2005
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(Repliche - A.C. 150-B)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore per la XII Commissione, onorevole Anna Maria Leone, rinuncia alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

DOMENICO DI VIRGILIO, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, svolgo la mia replica anche a nome del ministro per le pari opportunità.
La proposta di legge in discussione, sottoposta all'attenzione di questa Assemblea, giunge al termine di un lungo e proficuo iter parlamentare, che si concluderà - ne sono certo - con la sua approvazione definitiva.
In primo luogo, desideriamo esprimere il nostro apprezzamento per l'intenso lavoro svolto dal Parlamento e dalle Commissioni riunite, in stretta connessione con il Ministero della salute e con il Dipartimento delle pari opportunità, che hanno progressivamente affinato e migliorato il testo, giungendo ad una formulazione completa e condivisibile. Ringrazio, quindi, prioritariamente, anche la relatrice per la XII Commissione, onorevole Anna Maria Leone, nonché la relatrice per la II Commissione, onorevole Lussana.
Il testo della proposta di legge costituisce una risposta forte ed efficace, da parte delle nostre istituzioni, alla gravissima violazione dei diritti delle donne e delle loro libertà fondamentali posta in essere con la brutale pratica delle mutilazioni genitali femminili.
Tale risposta eleva, senza ombra di dubbio, il livello di civiltà giuridica del nostro paese, di fronte ad un fenomeno che indigna profondamente le coscienze di tutti.
Si tratta di una risposta che il Parlamento ha il dovere di dare, dimostrando, in tal modo, una presa di coscienza nuova e diversa, un approccio innovativo al problema, oramai inteso come una problematica nazionale e non più come un fenomeno grave, ma lontano da noi. È una questione che richiede interventi puntuali ed incisivi anche nel nostro ordinamento.
Come è noto, l'arrivo recente nel nostro paese, come in altri paesi occidentali, di comunità di emigranti, provenienti da aree geografiche del mondo dove è radicata la barbara tradizione delle mutilazioni su bambine e giovani donne, ha posto tale fenomeno, da sempre esistente, all'attenzione dell'opinione pubblica.


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Il fenomeno appare grave, non solo a causa della brutalità delle pratiche e delle modalità con cui esse vengono attuate, ma anche a causa delle forti motivazioni culturali che vi sottintendono.
Mentre per l'etica occidentale le mutilazioni genitali femminili sono assolutamente riprovevoli ed offensive, sia per l'integrità fisica sia per l'integrità morale della persona, nei paesi interessati tali pratiche costituiscono dei veri e propri doveri sociali a cui donne e bambine non possono sottrarsi, se non rischiando di essere emarginate dalla comunità di provenienza.
Secondo stime dell'Organizzazione mondiale della sanità - come è stato più volte ricordato - sono oltre 135 milioni le donne che hanno finora subito mutilazioni genitali, seppure di diversa gravità. A queste se ne aggiungono ogni anno - come ricordato anche dall'onorevole Zanotti nel suo intervento - oltre 2 milioni. Onorevoli colleghi, quasi 6 mila donne al giorno vengono mutilate!
Di fronte a questi dati, la comunità internazionale ha sentito il dovere di intervenire. Già nel 1995, a Pechino, in occasione della quarta Conferenza mondiale sulle donne, è stato adottato un primo programma di azione.
Successivamente, hanno fatto seguito due raccomandazioni - la n. 1371 del 1998 e la n. 1450 del 2000 - con le quali il Consiglio d'Europa ha chiesto ai Governi dei paesi membri di adottare una linea di massima durezza e di repressione contro le mutilazioni, vietandole espressamente nei propri ordinamenti, parificandole alle pratiche di tortura e prevedendo sanzioni gravi per i responsabili.
Nel settembre 2001, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con la quale ha chiesto che l'Unione europea e gli Stati membri collaborassero per armonizzare e rendere più efficace la legislazione vigente, per porre in essere una strategia di prevenzione accompagnata da programmi educativi e da campagne di sensibilizzazione.
Il nostro paese, che vanta il triste primato del maggior numero di mutilazioni nell'Unione europea (stime parlano di 40 mila donne che hanno subito l'infibulazione), risponde alle sollecitazioni internazionali con il testo oggi sottoposto al vostro esame per l'approvazione definitiva.
Come è noto, il provvedimento, nato in Senato su iniziativa del senatore Consolo, configurava inizialmente le pratiche di mutilazione genitale femminile come autonoma fattispecie criminosa, sia pure definendola come aggravante del reato di lesioni personali. Tale prima formulazione aveva il merito di evidenziare il disvalore della condotta identificata come un preciso comportamento antigiuridico.
Nella seconda, accurata lettura da parte di questa Camera, l'obiettivo è stato quello di intensificare le finalità di contrasto insite nell'iniziativa legislativa, perseguendo, oltre all'obiettivo della repressione del fenomeno, anche quello della prevenzione. In tale ottica, fu introdotto nel testo il reato specifico di mutilazioni genitali femminili perseguibile penalmente, anche se commesso all'estero, attraverso una semplificazione degli adempimenti burocratici previsti dagli articoli 9 e 10 del codice penale.
Viene altresì introdotta una pena accessoria grave, quale l'interdizione per dieci anni dall'esercizio dell'attività dell'esercente la professione sanitaria che avesse compiuto tali delitti, ed una sanzione amministrativa accessoria per chi avesse ricevuto denaro od altra utilità per le pratiche commesse.
Il provvedimento, inoltre, venne arricchito prevedendo la realizzazione di campagne di prevenzione e di informazione, attribuendo al Dipartimento per le pari opportunità una funzione di coordinamento delle attività svolte da amministrazioni, regioni ed enti locali, volte al conseguimento di specifici obiettivi: informazione


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degli immigrati sui diritti fondamentali della persona e sul diritto vigente in Italia con riferimento a tali pratiche; promozione dell'integrazione socio-culturale nei confronti delle comunità provenienti dai paesi interessati dal fenomeno; formazione specifica di personale sanitario per un'azione mirata di prevenzione e riabilitazione delle vittime; istituzione di un numero verde, avente la duplice finalità di ricevere segnalazioni su pratiche di mutilazione effettuate nel nostro paese e di fornire informazioni agli immigrati in tema di strutture di assistenza.
L'esame svolto dalla Camera in seconda lettura fu attento e completo ed ebbe il merito di dare rilevanza agli aspetti socio-culturali del fenomeno e agli interventi da prevedere anche all'estero attraverso programmi finalizzati di cooperazione internazionale.
In terza lettura il Senato, a mio parere, ha ulteriormente affinato e migliorato il provvedimento, che ha raggiunto una stesura definitiva più organica e puntuale grazie al contributo di tutti.
In particolare, sono stati individuate in maniera più specifica le pratiche e le mutilazioni genitali femminili. Infatti, nella stesura attuale del testo sono ricomprese tutte le fattispecie criminose tipizzate secondo lo schema indicato dall'OMS, oltre a quelle non ancora note ma che producono gli stessi effetti di quelle già individuate, e, infine, quelle meno gravi che, comunque, causano lesioni agli organi genitali femminili.
In tale fase dell'esame, inoltre, è stata compiuta la scelta di rafforzare il trattamento sanzionatorio per chi commette il reato a scopo di lucro, eliminando la sanzione amministrativa prevista nel testo elaborato in seconda lettura dalla Camera e prevedendo, invece, un aumento della pena di un terzo.
Il provvedimento approvato dal Senato è stato condiviso dalle Commissioni riunite giustizia e affari sociali della Camera. Com'è sempre accaduto dinanzi a un tema di alto rilievo sociale, anche in questo caso è stata trovata la più ampia intesa trasversale. Oggi l'aula della Camera ha la responsabilità ed il merito di approvare definitivamente tale provvedimento, che intende connotare l'Italia come un paese che condanna una pratica inaccettabile nei confronti di giovani bambine, vittime innocenti di un rito arcaico ed inaccettabile, che non può trovare giustificazione alcuna, prevedendo nel proprio ordinamento il massimo della tutela possibile all'integrità fisica delle donne.
In molte zone del mondo, grazie anche al lavoro di numerose organizzazioni non governative italiane, sta finalmente crescendo una consapevolezza nuova da parte delle donne, che iniziano ad opporsi a questi riti e trovano la forza di sottrarsi a tali inaccettabili usanze.
A questa Camera spetta il compito, con l'approvazione definitiva del provvedimento in esame, di supportare la battaglia internazionale per il superamento di questa barbarie, attraverso la forza dei nostri valori e delle nostre leggi. A noi tutti spetta il compito di esprimere il netto rifiuto da parte del nostro ordinamento per ogni offesa al corpo della donna. È una battaglia di civiltà che il nostro paese, con l'approvazione di questo provvedimento, può legittimamente dire di aver vinto.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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