II Commissione - Resoconto di mercoledý 18 gennaio 2006


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 18 gennaio 2006. - Presidenza del vicepresidente Nino MORMINO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Pasquale Giuliano.

La seduta comincia alle 14.20.

Decreto-legge 4/2006: Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione.
C. 6259 Governo.
(Parere alla I Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 17 gennaio 2006.

Nino MORMINO, presidente, avverte che il relatore ha presentato una proposta di parere (vedi allegato 1), che pone pertanto in votazione.


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La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Non sequestrabilità delle opere d'arte prestate all'Italia.
Ulteriore nuovo testo C. 2811 Selva.
(Parere alla VII Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Nino MORMINO, presidente, ricorda che nella seduta di ieri ha dato conto di una nota illustrativa del provvedimento, trasmessa dal relatore, impossibilitato a partecipare alla seduta. Ricorda che il relatore, onorevole Fanfani, ha presentato una proposta di parere (vedi Bollettino delle giunte e delle Commissioni parlamentari del 17 gennaio 2006). Avverte che è stata presentata una proposta di parere alternativo da parte del deputato Cola (vedi allegato 2).

Gian Franco ANEDDA (AN) condivide il contenuto della proposta alternativa di parere presentata dal deputato Cola, diretta ad esprimere un parere favorevole sul provvedimento in esame. Osserva infatti che il nuovo testo elaborato dalla Commissione consente di superare i problemi sul testo che avevano indotto la Commissione giustizia ad esprimere un parere contrario lo scorso 11 novembre 2004.
Sottolinea infine di condividere la finalità sottesa al provvedimento, che è quella di consentire l'esposizione in Italia di opere d'arte di grande importanza senza esporre il nostro Paese al rischio di contenziosi internazionali con altri Paesi che ne potrebbero reclamare la titolarità.

Nino MORMINO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, pone quindi in votazione la proposta di parere del relatore, avvertendo che, se questa risulterà approvata, sarà preclusa la proposta alternativa presentata dal deputato Cola, mentre, se risulterà respinta, sarà messa in votazione la proposta alternativa.

La Commissione respinge la proposta di parere del relatore.

Nino MORMINO, presidente, pone in votazione la proposta alternativa di parere presentata dal deputato Cola.

La Commissione approva la proposta alternativa di parere presentata dal deputato Cola.

Decreto-legge 3/2006: Attuazione della direttiva 98/44/CE in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche.
C. 6258 Governo.
(Parere alle Commissioni X e XII).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Francesco BONITO (DS-U), relatore, ricorda che il provvedimento in esame trova una sostanziale corrispondenza con il contenuto della delega al Governo in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, di cui all'atto C. 2031-ter, sul quale la Commissione giustizia aveva già espresso il 10 luglio 2002 un parere favorevole con osservazioni ed una condizione.
Il provvedimento in esame origina dallo stralcio dell'articolo 6 dal disegno di legge n. 2031, recante disposizioni per favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza, ed è diretto a recepire nel nostro ordinamento giuridico la direttiva del europea n. 44 del 1998 con la quale gli Stati membri si sono impegnati ad individuare puntuali disposizioni di diritto interno volte a tutelare le invenzioni biotecnologiche, nel rispetto degli obblighi internazionali sottoscritti.


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La condizione contenuta nel parere riguardava la necessità di prevedere il principio generale in base al quale la violazione dei divieti posti comportasse sempre la nullità dei relativi atti giuridici e delle conseguenti operazioni negoziali.
L'articolo 7 del decreto-legge in esame stabilisce che gli atti giuridici e le operazioni negoziali compiuti in violazione dei divieti previsti dal presente decreto sono nulli.
Propone pertanto l'espressione di un parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Testo unico delle norme nazionali di attuazione del regolamento comunitario concernente l'OCM del mercato del vino.
Testo unificato C. 31 Collavini e C. 2743 Preda.
(Parere alla XIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Italico PERLINI (FI), relatore, osserva che la Commissione giustizia è chiamata esprimere un nuovo parere sul testo in esame a seguito degli emendamenti approvati dalla XIII Commissione in sede legislativa.
Rileva che è stata rispettata la condizione, contenuta nel parere originario, di individuare con estremo rigore le condotte vietate, evitando altresì di far coincidere sanzioni in corrispondenza di mere descrizioni.
Propone pertanto l'espressione di un parere favorevole.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.30.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 18 gennaio 2006. - Presidenza del vicepresidente Nino MORMINO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Pasquale Giuliano.

La seduta comincia alle 14.30.

Norme sull'istituzione del luogo elettivo di nascita.
C. 5795, approvata dal Senato, C. 3223 Osvaldo Napoli, C. 4801 Nuvoli, C. 5625 Milanese e C. 5898 Perrotta.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta dell'11 gennaio 2006.

Nino MORMINO, presidente, ricorda che nella seduta dell'11 gennaio 2006 la Commissione ha adottato come testo base la proposta di legge C. 5795, approvata dal Senato, e che era stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti per le ore 10 di martedì 17 gennaio 2006. Avverte che, non essendo stati presentati emendamenti, il testo sarà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione del prescritto parere. Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Norme in materia di esercizio dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità.
C. 1503 Innocenti.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Nino MORMINO, presidente, sostituendo il relatore, impossibilitato a partecipare alla seduta, osserva che la proposta di legge in esame consta di un solo


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articolo ed è diretta a consentire l'esercizio dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità a quei soggetti ai quali tale facoltà è stata preclusa per effetto della vigenza delle disposizioni di cui agli articoli 271 e 274 del codice civile, nel testo precedente all'entrata in vigore della legge 19 maggio 1975, n. 151, recante «Riforma del diritto di famiglia», che ne ha disposto l'abrogazione.
Data la situazione particolare sanata dalla proposta in esame, ricorda i principali passaggi.
Con la sentenza n. 7 del 7 febbraio 1963, la Corte Costituzionale aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 123 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile (approvate con regio decreto 30 marzo, 1942, n. 318), nella parte in cui stabiliva che l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità potesse essere proposta, dai figli naturali nati prima del 1o luglio 1939, solo qualora ricorressero le condizioni stabilite dall'articolo 189 del codice civile del 1865 (ratto o stupro violento): era stato escluso, quindi, che i soggetti nati in tale data potessero esercitare l'azione citata sulla base delle (più ampie) condizioni previste all'articolo 269 del codice civile del 1942.
Tale disposizione era stata quindi ritenuta in contrasto con il principio di eguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, tanto più che il precedente articolo 122 delle disposizioni transitorie citate stabiliva espressamente che al riconoscimento dei figli naturali nati prima del 1o luglio 1939 si applicassero le disposizioni del nuovo codice e che il riconoscimento compiuto precedentemente, fuori dai casi in cui sarebbe stato ammesso secondo le leggi anteriori ma sulla base delle condizioni prescritte dal codice del 1942, non poteva essere annullato.
La pronuncia della Corte, tuttavia, non aveva raggiunto in concreto il suo obiettivo poiché non toccava l'articolo 271 del codice civile che, nel testo precedente alla riforma del diritto di famiglia di cui alla legge 19 maggio 1975, n. 151, che ne ha disposto l'abrogazione, prevedeva, tra l'altro, che l'azione per la dichiarazione giudiziale della paternità naturale potesse essere promossa dal figlio entro i due anni dal raggiungimento della maggiore età. All'epoca della sentenza della Corte (febbraio 1963), tuttavia, i soggetti nati prima del 1o luglio 1939 avevano superato da più di due anni la maggiore età (allora fissata a ventuno anni) e quindi, pure abilitati, sul piano sostanziale ad esercitare l'azione ai sensi dell'articolo 269 del codice vigente, venivano ad essere privi, sul piano formale, della relativa legittimazione processuale. Allorché, quindi, alcuni di essi agirono in giudizio, si videro opporre una sentenza di rigetto per improponibilità dell'azione.
Tale stato di cose non sfuggì al legislatore che, con la legge 1971 n. 1047 (proroga dei termini per la dichiarazione di paternità e modificazione dell'articolo 274 del codice civile) dispose la riapertura dei termini per l'esercizio dell'azione di dichiarazione giudiziale di paternità.
Nonostante questo intervento legislativo, tuttavia, non tutti i soggetti nati prima del 1o luglio 1939 poterono esercitare l'azione citata; infatti quelli che avevano già esercitato la relativa facoltà nel periodo di tempo compreso tra la sentenza della Corte costituzionale (7 febbraio 1963) e la legge n. 1047 del 1971 sopracitata, si videro opporre il giudicato formatosi sull'improponibilità dell'azione ai sensi del previgente articolo 271 del codice, giudicato che fu ritenuto dalla Corte di cassazione di natura sostanziale e non formale, con conseguente reiezione delle nuove istanze presentate.
Questa situazione venne a determinare un'ulteriore ingiustificata disparità di trattamento tra i soggetti nati prima del 1o luglio 1939 che, in seguito alla sentenza della Corte costituzionale, avessero esercitato l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità e quelli che, fino a quel momento, non avevano agito in giudizio.
La proposta di legge in esame, quindi, mira a sanare la situazione sopra ricordata consentendo l'esercizio dell'azione


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anche nei casi in cui sia intervenuta sentenza definitiva sull'improponibilità della stessa sulla base delle disposizioni dell'articolo 271 del codice civile (ora abrogato) nel testo precedente all'entrata in vigore della legge 19 maggio 1975, n. 151, recante «Riforma del diritto di famiglia».
Si tratta quindi di un caso in cui una legge, allo scopo di assicurare il rispetto del principio di eguaglianza, dando seguito alle statuizioni della sentenza n. 7 del 7 febbraio 1963 della Corte costituzionale, interviene per consentire l'esercizio dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità a soggetti che irragionevolmente erano rimasti privati da tale facoltà, a causa del passaggio in giudicato di sentenze di rigetto fondate su una normativa (articolo 271 del codice civile) oggi non più in vigore.
Va segnalato tuttavia che pur essendo giustificata dall'esigenza di eliminare un'indubbia ed irragionevole disparità di trattamento la disposizione in esame, allo scopo di riaprire i termini per l'esercizio dell'azione, interviene su sentenze passate in giudicato che negano la possibilità di far valere la relativa istanza a causa della sussistenza delle limitazioni di cui al citato articolo 271, oggi abrogato.
Si può richiamare a questo riguardo il contenuto della pronunzia del Consiglio di Stato in adunanza plenaria (21 febbraio 1994, n. 4). Secondo quel Consesso, la retroattività delle norme legislative, specialmente nel delicato settore della c.d. interpretazione legislativa autentica, incontra limiti nelle singole disposizioni costituzionali e nei fondamentali principi dell'ordinamento. Alla stregua di ciò, un sicuro limite alla retroattività è costituito dalla sentenza passata in cosa giudicata.
La garanzia costituzionale della tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi (articolo 24 e 113 Cost.) non riguarda, infatti, il solo diritto di adire il giudice, ma comprende anche e soprattutto il diritto di ottenere dal giudice una statuizione definitiva e immutabile, l'unica realmente satisfattiva della pretesa fatta valere dal ricorrente.
Peraltro, nel quadro della divisione dei poteri dello Stato, in ossequio al precetto costituzionale che riserva alla magistratura una sfera di azione autonoma e indipendente da ogni altro potere (articolo 104 Cost.), emerge che, come la magistratura non può sovrapporsi al Parlamento abrogando o modificando erga omnes le norme da esso poste, ugualmente il Parlamento non può sovrapporsi alla Magistratura modificando ex post singole situazioni già definite dal giudice e coperte dall'autorità del giudicato.
Ne deriva che l'immutabilità del giudicato non può cedere di fronte a norme sopravvenute aventi efficacia retroattiva. In caso contrario, sarebbe consentito al legislatore vanificare in ogni momento la funzione propria della magistratura, di cui al Titolo IV della Costituzione), rendendo aleatoria, sia pure attraverso lo strumento dell'interpretazione autentica, quella tutela giurisdizionale che costituisce un fondamentale diritto assicurato al singolo dalla Costituzione; tutela che non può dirsi tale se non è completa (articoli 24 e 113 Cost.) e indipendente dall'ingerenza di ogni altro potere (articoli 101 e 104 della Costituzione).
Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Disposizioni in materia di iscrizione nel registro dei revisori contabili.
C. 109 Detomas, C. 470 Contento, C. 3872 Castellani e C. 5030 Milioto.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Nino MORMINO, presidente, sostituendo il relatore, impossibilitato a partecipare alla seduta, osserva che le proposte in esame rispondono tutte alla medesima finalità, ossia a permettere lo svolgimento della professione di revisore contabile a quei professionisti che, in base


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alla legge n. 132 del 1997 o per le lungaggini della fase di attuazione della stessa legge, non avrebbero titolo per lo svolgimento dell'attività di controllo legale dei conti.
Ricorda che l'articolo 6, comma 2, della citata legge n. 132 ha esonerato dall'esame per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili quei professionisti che, alla data di entrata in vigore della legge (22 maggio 1997), fossero iscritti o avessero acquisito il diritto di essere iscritti nell'albo professionale dei dottori commercialisti o nell'albo professionale dei ragionieri e periti commerciali.
Come accennato, tale previsione ha però impedito l'iscrizione ex-lege al registro a coloro la cui sessione d'esame di abilitazione, a tale data, era ancora in corso.
Le proposte di legge C. 109 (Detomas), C. 3872 (Castellani ed altri) e C. 5030 (Milito e Craxi) intendono garantire l'esonero dall'esame e quindi l'iscrizione di diritto nel registro dei revisori contabili anche ai professionisti che, alla data del 22 maggio 1997, avevano la sessione di esame di abilitazione ancora in corso.
Successivamente, è però intervenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 35 del 2004, che ha dichiarato l'illegittimità del comma 2 dell'articolo 6 della legge n. 132 del 1997 ed in base alla quale anche tali professionisti hanno potuto chiedere l'iscrizione di diritto nel registro dei revisori contabili.
In definitiva, le proposte di legge in esame introdurrebbero nell'ordinamento una disposizione già recepita a seguito della decisione della Consulta.
La proposta di legge C. 470 intende, invece, porre rimedio alla situazione di grave ritardo nella pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'elenco dei soggetti esonerati dall'esame per l'accesso al registro dei revisori, ai sensi del citato articolo 6, comma 2, della legge n. 132 del 1997.
L'articolo 1 del provvedimento prevede, così, da parte dei professionisti - e fino alla data di pubblicazione ricordata - ai fini del requisito del possesso del titolo di revisore per far parte di collegio sindacale, ai sensi dell'articolo 2397 del codice civile, una autocertificazione dei requisiti di onorabilità richiesti per l'iscrizione nel registro dall'articolo 8 della legge n. 88 del 1992, ovvero una autocertificazione della presentazione, nei termini di legge, della domanda di esonero dall'esame per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili ai sensi dell'articolo 6, comma 2, della legge n. 132 del 1997.
Tali autocertificazioni conserverebbero validità fino alla pubblicazione degli elenchi
L'articolo 2 è relativo all'entrata in vigore del provvedimento, prescrivendo che essa avvenga il giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.40.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

SEDE CONSULTIVA

Norme per la tutela e la valorizzazione delle botteghe storiche di interesse artistico e degli antichi mestieri.
(C. 3226 Mazzocchi ed abb.).

Regolarizzazione di versamenti dei contributi e dei premi previdenziali e assistenziali obbligatori.
(C. 4392 Drago ed abb.).

SEDE REFERENTE

Disposizioni in materia di comunicazione dell'inizio delle indagini.
(C. 1815 Pecorella).


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Riforma delle esecuzioni mobiliari.
(C. 6232 Kessler).

Disposizioni in materia di reati di violenza sessuale.
(C. 1241 Pisapia, C. 1332 Angela Napoli, C. 5942 Gibelli e C. 6204 Carlucci).

Disposizioni in materia di incompatibilità dell'esercizio della professione di avvocato per i pubblici dipendenti.
(C. 5943 Mazzoni).

Disposizioni in materia di adozioni.
(C. 5701 Burani Procaccini e C. 5724 Bolognesi).